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«Non siamo dei complottisti vogliamo un progresso sicuro»

«Non siamo dei complottisti vogliamo un progresso sicuro»

Il Comitato Stop 5G dell’Appennino rinnova l’appello a fare un passo indietro: «Gli esperti ci mettono in guardia dai rischi sulla salute di questa tecnologia»

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VENTASSO. «Non vogliamo essere confusi con complottisti deliranti e senza basi scientifiche: il nostro impegno si basa su studi e sul semplice principio di precauzione». Torna a intervenire il Comitato Stop 5G dell’Appennino, che si era costituito poco dopo l’annuncio che a Ventasso sarebbe partita la sperimentazione delle nuove frequenze per la telefonia, su cui però il Comune non ha più ricevuto aggiornamenti.

Il comitato comunque resta attivo e vivace, e sottolinea un quadro che spesso è di derisione nei confronti di chi si oppone a questa tecnologia. «Sei contrario al 5G? Allora come minimo sei un complottista da Covid o un vandalo”. Questi messaggi tesi ad etichettare chi si oppone alla nuova tecnologia farebbero quasi sorridere, se non fosse che finiscono inevitabilmente per screditare i numerosi studi seri che indicano la potenziale pericolosità della nuova tecnologia 5G in termini di effetti sulla salute umana e sull’ambiente – intervengono dal comitato – La verità, che probabilmente non piace, è che tali estremismi rappresentano una piccolissima parte di tutto ciò che è il movimento mondiale che si oppone al 5G. Il restante 99% consiste infatti in attivisti e semplici cittadini, comitati, associazioni, esperti indipendenti quali medici, fisici, ricercatori dotati di raziocinio e senso civico; ma anche di spirito critico, che li porta ad interrogarsi sul reale bisogno di implementazione tecnologica, a fronte dei possibili rischi che una parte consistente di comunità scientifica non esclude, anzi segnala come probabili».

Prosegue il Comitato: «La Comunità Europea indica il 5G tra i 14 principali fattori di rischio emergenti per la salute umana e l’ambiente; l’Ispra sottolinea carenze di riferimenti tecnici, autorizzativi e normativi; l’Arpa pare non sia ancora in possesso di strumenti di rilevazione adeguati; per cui l’impiego su larga scala del 5G appare quanto meno prematuro. Chiedere alla politica nazionale e locale di non essere asservita ai poteri forti delle multinazionali, di non compiere scelte avventate, di smetterla di ignorare gli avvertimenti del mondo scientifico? Allora dovrebbero essere complottisti anche i circa 500 sindaci che in Italia stanno negando il consenso alla sperimentazione, in nome del principio di precauzione».

Conclude il Comitato: «Le criticità sulle quali gli esperti (Isde Medici per l’Ambiente e Istituto Ramazzini di Bologna in primis, nel contesto italiano) ci mettono in guardia sono numerose. Ne citiamo solo alcune: le onde centimetriche e millimetriche del 5G, finora inesplorate dalla società civile ma utilizzate solo in campo militare, non sostituiranno ma si aggiungeranno all’inquinamento elettromagnetico già esistente, moltiplicandone l’esposizione. In molte città la sperimentazione è già iniziata. Sappiamo che si stanno ultimando in tutto il territorio montano i lavori per la copertura della fibra, che potrebbe essere utilizzata anche senza il 5G. Infatti un utilizzo della fibra senza 5G è possibile, mentre è impossibile che il 5G viaggi senza fibra. Quindi anche se il terreno è stato già preparato, nulla vieterebbe di fare un prudente passo indietro». Da qui l’appello: «Questo è ciò che abbiamo chiesto alle amministrazioni, in nome del principio di precauzione. Ora dobbiamo fare i conti con il decreto Semplificazioni: uno schiaffo morale ai 500 sindaci che, nel pieno esercizio dei loro poteri quali responsabili sanitari, avevano emesso ordinanze precauzionali a tutela della salute pubblica. Un emendamento del Dl impone che i primi cittadini non potranno più stabilire limitazioni al 5G. Non siamo contro il progresso. Ma siamo per un progresso che migliori la vita e non che la metta in pericolo». —

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