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Addio all’oncologo Corrado Boni stroncato da un tumore a 70 anni

Massimo Sesena
Addio all’oncologo Corrado Boni stroncato da un tumore a 70 anni

L’amico e collega Carlo Bisagni ricorda il lavoro di ricerca nato dalle intuizioni dell’ex primario del Santa Maria

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REGGIO EMILIA

«Corrado, sei stanco. Perché non ti riposi un po’?». Lui gli aveva dato retta, era capitato mille volte, sul lavoro e anche fuori, che i due amici di una vita si confrontassero.

Corrado Boni, 70 anni, medico oncologo, primario dell’oncologia reggiana dal 1991 al 2015, è morto ieri mattina in un letto del Core, l’avanguardia tecnologica e umana contro i tumori che lo stesso Boni ha contribuito a creare e far crescere. Accanto a lui il collega e l’amico di una vita, Giancarlo Bisagni, oggi responsabile della rete oncologica provinciale. Fu lui, quando Boni andò in pensione, a raccoglierne l’eredità in attesa che un concorso ne scegliesse il successore.

Ed è stato lui a dargli quel consiglio da amico, quasi un mese fa. Corrado Boni sapeva che non gli restava molto tempo e lo sapeva anche l’amico Bisagni: «Dopo l’ultimo ciclo di terapia - racconta - lo vidi molto provato e gli dissi: sei stanco, prenditi un po’ di riposo. Lui mi aveva ascoltato: era andato all’Elba, Corrado amava il mare, le sue passioni erano da sempre la pesca in mare e la cucina. Gli piaceva cucinare per gli amici. Sì aveva partecipato persino alla Prova del Cuoco...».

Stavolta la prova era la più dura di tutte. «Era ricoverato da un paio di settimane, da quando era rientrato dall’Elba. E ieri mattina...».

Corrado sapeva, e lo sapeva anche l’amico, parola non scontata nè vuota, nel caso di specie. «Io e Corrado ci siamo conosciuti quarant’anni fa, quando entrambi a Parma ci siamo specializzati, praticamente insieme in Oncologia. Poi a Reggio, lui divenne direttore nel 1991, quando ancora l’oncologia del Santa Maria Nuova era confinata nel seminterrato del vecchio ospedale Spallanzani, che oggi ospita gli uffici della direzione dell’Ausl-Irccs».

Ed è in quel seminterrato che nasce l’oncologia reggiana che poi diventerà talmente grande e importante da rendere inevitabile la nascita di un centro ad hoc come il Core che oggi è uno dei punti di riferimento a livello nazionale. «Negli anni 90 - ricorda Bisagni - era da poco partita in Italia la terapia medica antitumorale attraverso i farmaci. Fino quel momento le uniche armi contro il cancro erano la chirurgia e la radioterapia». È in quel contesto che Boni e i suoi colleghi cominciano a coniugare l’approccio medico-ospedaliero a quello della ricerca. «Se oggi il Core - dice Bisagni - è un punto di eccellenza a livello nazionale, il merito è anche delle intuizioni di Corrado. Penso al fondamentale contributo dato alla sperimentazione fatta assieme alla azienda francese Sanofi per la creazione di un farmaco adiuvante ancora oggi importante nella cura del tumore del colon-retto. Allo stesso modo non possiamo non ricordare come Reggio sia stata tra le prime realtà a dotarsi della Breast Unit, il modello assistenziale che oggi assieme alla prevenzione e all’insieme delle terapie hanno portato ad alzare notevolmente la percentuale delle guarigioni per questo tipo di tumore. In altri casi, l’aspettativa di vita si è alzata molto e tutto questo grazie a chi ha creduto nella ricerca fin dai primi anni. Il dottor Boni era tra questi, così come fu tra i primi a comprendere l’importanza, nella cura dei tumori, di un approccio interdisciplinare».

I funerali si svolgeranno questo pomeriggio alle 15. Fino alle 14 sarà aperta la camera ardente al SantaM aria Nuova di Reggio, Corrado Boni lascia la moglie Natalia e i figli Andrea, avvocato e Pietro, chirurgo a Monza. —

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