Cartello diffamatorio silenzio del Comune ma c’è aria di denuncia
brescello
«La nostra linea è quella di no fare alcuna dichiarazione in merito alla vicenda dell’ennesimo cartello a carettere diffamatorio comparso in paese. Semplicemente perché l’obiettivo di chi quel cartello l’ha scritto è proprio che se ne parli». Stop. Queste sole le uniche dichiarazioni uscite ieri dal municipio con un avvertimento di corredo: «Poi prenderemo la strada che dobbiamo seguire». Di nuovo stop. Ma l’aria di una nuova denuncia c’è tutta.
Sia come sia il cartello comparso nottetempo su un cartellone pubblicitario del paese di Don Camillo e Peppone, all’amministrazione comunale non è piaciuto. La scritta, grande e ben evidente recita così: «Brescello paese di don licantropus e dell’oca peppona», e chi ha orecchie per intendere, intenda. È comparso improvvisamente l’altra mattina nella zona artigianale che si trova lungo la strada che porta a Poviglio e secondo chi passa abitualmente di lì, l’ennesimo messaggio provocatorio sarebbe stato messo nella notte fra mercoledì e giovedì. Chi sia stato ancora non si sa. Si sa, anche piuttosto bene, invece che il dissenso politico a Brescello spesso viene espresso con scritte sui muri, sull’asfalto, lungo le recinzioni. E se la sindaca Elena Benassi questa volta declina l’invito a commentare la faccenda, è del giugno scorso – in occasione di altre performance stradali – una sua netta presa di posizione: «L’ho già detto una volta – ha scritto la prima cittadina sulla propria pagina Facebook – e lo ripeto: chi compie certi atti odia il paese e odia l’intera comunità, danneggiata da questi comportamenti. Deturpare il luogo in cui si vive e si convive con gli altri dimostra un’assoluta mancanza di rispetto verso tutto il paese e verso se stessi. Agire nel cuore della notte insultando amministrazione e privati cittadini è la dimostrazione della meschinità e codardia di queste persone. Io insieme a tutta l’amministrazione comunale condanniamo e condanneremo sempre e in tutti le sedi – aveva concluso Benassi – questi gesti, che nulla hanno a che vedere con la democrazia e la libertà di pensiero». —
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