L’entusiasmo dei “nuovi” «Fedeli a Matteo Salvini e alla sua linea politica»
Soddisfatti i militanti di “ultimo” corso Delmonte, Melato e Salati «Il movimento doveva evolversi rispetto a prima, puntiamo all’Italia»
reggio emilia
Fedeltà indiscussa alla linea del leader. O “semper fidelis”, per dirla alla Matteo Salvini, reduce di aver indossato una mascherina col motto “memento audere semper”. I leghisti reggiani di nuovo corso, o per età o per militanza politica, sposano appieno il cambiamento della Lega e la cancellazione della parola “nord” dal simbolo e dalle intenzioni del Carroccio.
Lo fa ad esempio il montecchiese Gabriele Delmonte, consigliere regionale dell’Emilia-Romagna: «Credo che fosse un passaggio dovuto – spiega riferendosi alla trasformazione del partito in “Lega per Salvini premier” – l’articolo 1 dello statuto era da ammodernare. Prima c’era ancora l’indipendenza della Padania, non più attuale all’interno del modello di Italia che vogliamo costruire, federalista ma unita».
Giusto, quindi, «creare una struttura più moderna. Oggi accanto ai banchetti si viaggia sul web, occorreva essere più snelli e creare dei metodi di gestione nuovi. Siamo il partito più antico della storia italiana ancora esistente, dovevamo ammodernarci. Chi voleva restare è restato, si è trattato di un passaggio di consegne, Ognuno fa le sue scelte e chi si riconosceva solo nell’indipendenza della Padania credo sia giusto che abbia lasciato. Pur mantenendo, almeno da parte mia, dei rapporti personali ottimi, le birre le beviamo insieme lo stesso».
Per quanto riguarda Salvini, infine, Delmonte non nasconde la sua ammirazione: «L’ho stimato dal primo minuto, ha fatto un miracolo politico nel modo più attuale possibile, la politica oggi si fa in modo differente ed è giusto approfittare dei nuovi media, pur restando sempre nelle piazze».
Salviniano fin nel midollo anche Matteo Melato, consigliere comunale a Reggio e segretario provinciale della Lega: «La sua leadership (di Salvini, ndr) è indiscussa e sono i numeri a dirlo. La crescita costante che c’è stata in questi anni ha dato ragione alla nuova linea, un allargamento a territori che prima non erano rappresentati dalla Lega e che chiedono il supporto di Matteo Salvini».
Per quanto riguarda la fuoriuscita di molti vecchi leghisti, infine, Melato ribadisce che «la libertà e la democrazia sono alla base di tutto, ci sono persone che non hanno condiviso questa linea e hanno preferito uscire o abbracciare altri progetti. Liberi di farlo, la nostra linea è questa e ci ha portato a vincere in tante realtà locali, ora l’obiettivo è governare il Paese».
Chi invece ha «sempre votato Lega Nord» ma ha preso la tessera di partito «solo a settembre dello scorso anno» è Roberto Salati, ex candidato sindaco a Reggio Emilia e consigliere comunale. «Questa maturazione della Lega – racconta – è un fatto tecnico proiettato all’apertura del movimento. La Lega di tanti anni fa era più folkloristica, l’ho sempre votata fin dai sui esordi ma adesso se ci fosse la Lega di Bossi in alternativa a quella di Salvini non la voterei, come tutte le cose esiste un’evoluzione e noi ci siamo evoluti».
Il partito bossiano, conclude il consigliere comunale leghista, «era diverso e faceva leva soprattutto su sentimenti più forti e più popolari. Io sono nuovo dell’ambiente, non ho quella conoscenza storica che possono avere i militanti di lungo corso ma ho visto in questi ultimi periodi la volontà di aprire il movimento per rendere il partito più credibile e ottenere più consenso, una forza di supporto ai cittadini e di reale aiuto agli italiani non più legata a necessità di slogan per farsi conoscere». —
l. g.
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