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La delusione degli ex «Così non esiste più il “sindacato del nord”»

Leonardo Grilli
La delusione degli ex «Così non esiste più il “sindacato del nord”»

Le parole di Fossa, Giovannini, Silva e Ferrari, fedeli alla linea di Bossi sul nuovo partito a trazione sovranista: «Si sono adeguati al sistema» 

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Si stava meglio quando si stava... padani. Per i leghisti – ormai ex – che hanno fatto la storia del partito a Reggio Emilia fin dall’esordio di Bossi non ci sono dubbi: la trasformazione della Lega nel movimento personalistico di Matteo Salvini ha «snaturato» gli ideali e gli scopi iniziali. A pensarlo c’è ad esempio Gabriele Fossa, combattente leghista di vecchio stampo e protagonista durante le elezioni comunali del ’99 e del 2004 finché nel 2012, come dichiara lui stesso, si è «fatto espellere».

I cambiamenti di Salvini, racconta «non li ho mai accettati, io sono rimasto fedele ai principi iniziali. Quando assieme a tanti altri ho iniziato questo percorso politico volevo cambiare il sistema, ma non puoi farlo se fai sempre le stesse cose così come non puoi risolvere i problemi se usi gli stessi strumenti con i quali sono stati creati. Questo è quello che fa Salvini, si e inserito nel sistema, pensa di fare chissà che cosa ma non ci riuscirà. Quando è arrivato ho capito subito la strada che voleva percorrere e non l’ho accettata». La strada insomma, conclude Fossa, dovrebbe essere quella di «adeguarsi ai nuovi tempi puntando però sempre a un federalismo alla svizzera».

Altro esponente di spicco della Lega Nord reggiana, uscito dal partito negli stessi anni di Fossa, è Giacomo Giovannini, oggi uno degli strateghi principali dietro alla lista di Alleanza Civica. «Quello di Salvini è stato un cambiamento rivoluzionario – spiega – che certifica il passaggio da un partito federalista a un partito nazionalista. Io resto molto più legato alla Lega federalista che a questa e anzi ritengo che politicamente il tema del federalismo e dell’autonomia sia attuale e indispensabile più oggi che venti anni fa».

Giovannini entrò nel partito di Bossi «nel ’90 perché c’era Miglio, studioso del federalismo e delle teorie costituzionali, per me è fondamentale una trasformazione in questo senso. Adesso è tutta un’altra cosa. Il partito che era la Lega di allora, il “sindacato del nord”, non esiste più ma i problemi che denunciava quella Lega sono ancora attuali».

Un’altra che politicamente con la Lega salviniana non vuole avere più nulla a che fare è Catia Silva, paladina brescellese della lotta contro la ’ndrangheta e uscita dal partito nel 2018. «Sul capitolo legalità e sul combattere gli ’ndranghetisti – dichiara senza mezzi termini – non ho mai avuto appoggio dal partito se non per Gianluca Vinci che, in qualità di avvocato, mi ha sempre difesa fino alla fine. Quando commissariarono Brescello nessuno della Lega è venuto La Lega Nord di una volta invece era un’altra cosa. Nel 2009 ad esempio Borghezio mi portò come al Pirellone a Milano per parlare contro le mafie, Salvini invece quando venne nel territorio parlò di tutto tranne che di quello».

Rimanendo in provincia, per anni figura di spicco della Lega Nord scandianese è stato Fabio Ferrari: «Io sono entrato in Lega nel ’95 e dal ’99 sono stato collaboratore parlamentare. Bossi sono andato a trovarlo anche un anno e mezzo fa, Salvini quando gli hanno sfasciato la macchina a Bologna sono andato a prenderlo io, poi Vinci mi ha fatto la guerra perché non ho appoggiato la sua candidatura e mi sono trovato messo alla porta e ora sono solo un sostenitore».

La nuova Lega, conclude, «fa una politica diversa da quella per qui era nato il partito. Se pagherà o meno non lo so ma comunque sia sono venuti a mancare i principi di un tempo e la territorialità dei militanti». —



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