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«Quella mail non è mai partita ma insistono»

M.P.
«Quella mail non è mai partita ma insistono»

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CADELBOSCO SOPRA

Non si placa la polemica tra l’amministrazione comunale e il capogruppo d’opposizione Marino Zani.

«L’obiettivo del nostro gruppo non è quello di spostare l’attenzione da alcun tema. Al contrario, ci stiamo impegnando senza riserve per far sì che si operi in nome della verità e della trasparenza, per noi aspetti prioritari in una buona amministrazione. In data 10 luglio abbiamo presentato a mio nome all’Ufficio Protocollo una richiesta di accesso agli atti in riferimento alla delicata questione ex ceramica Kis. Non abbiamo ritenuto necessario effettuare ulteriori pressioni su tale richiesta, in quanto rispettosi del carico degli uffici competenti in questo periodo» chiarisce Zani. «Non è giunta comunque alcuna comunicazione e siamo arrivati alla data 30 luglio, giorno in cui si è tenuta la seduta consiliare nel corso della quale l’assessore Di Sano si è mostrata meravigliata della mia richiesta di aggiornamento in merito alla questione ex ceramica Kis. Di Sano riferiva con ferma convinzione – spiega – sostenuta anche dall’architetto Scaravonati, che la mail e i relativi allegati contenenti le informazioni richieste erano stati regolarmente inviati. Ne è seguita un’accesa discussione caratterizzata da toni particolarmente caldi, in cui non sono riuscito a far comprendere loro che ero assolutamente in buona fede e, anzi, mi sono messo in discussione preferendo verificare in prima persona l’accaduto». «In data 2 agosto è comparso un infamante post sul profilo Cadelbosco6tu, poi condiviso da diversi assessori e consiglieri di maggioranza nonché dal Pd locale, in cui sono stato accusato di negligenza per non aver accuratamente verificato la mia posta elettronica e di essere una sorta di opportunista che preferisce accusare gli altri anziché ammettere le proprie mancanze – dichiara – Il giorno dopo mi sono pertanto recato in Comune per effettuare un controllo sulla posta in uscita dal Comune e, grazie all’aiuto del personale comunale che ha compreso la situazione e che si è resa prontamente disponibile è risultato che la mail non è mai stata mai spedita. Mi viene inviata nella stessa data con protocollo n. 0005236/2020. I fatti dimostrano che quanto dichiarato dall’assessore Di Sano non rispondeva a verità e che la stessa non si era curata di verificare in prima persona tale mancanza, preferendo accusare il sottoscritto di negligenza». «In seguito all’episodio scatenante – dice ancora Zani – ma soprattutto alle considerazioni che mi sono state rivolte su Facebook da questa mano “sconosciuta” ma chiaramente vicina al partito di appartenenza alla maggioranza, ho chiesto verbalmente al sindaco Bellaria una rettifica scritta che certificasse la realtà dei fatti, in contrapposizione in quanto emerso in consiglio comunale e poi dai post. La sua risposta decisa è stata che lui non doveva effettuare nulla di quanto da me richiesto, in quanto non dovuto. In tutta questa vicenda intrisa di falsità voglio sottolineare due aspetti: la posizione dell’assessore Di Sano che ha con convinzione esternato dichiarazioni non rispondenti a verità: ha preferito accusare il sottoscritto di negligenza anziché verificare in prima persona le eventuali criticità; la sensibilità dell’architetto Scaravonati che mi ha rivolto le proprie scuse e la disponibilità della dottoressa Fava che ha compreso senza alcuna difficoltà la situazione». «Mi spiace – conclude – che ancora oggi la maggioranza dichiari imperterrita che la mail sia partita. È preoccupante questa mancanza di umiltà nell’ammettere i propri errori. Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico». —

M.P.

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