Gazzetta di Reggio

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Nuovo strumento e l’équipe medica salvano un paziente colto da infarto

Luciano Salsi
Nuovo strumento e l’équipe medica salvano un paziente colto da infarto

Al Santa Maria Nuova comprano d’urgenza l’apparecchiatura che aiuta a risolvere il difficile intervento

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REGGIO EMILIA

Un paziente colpito da infarto deve la vita a un nuovissimo strumento, una micropompa che aumenta il flusso di sangue in uscita dal cuore, ma soprattutto alla prontezza con cui i medici dell’Arcispedale Santa Maria Nuova l’hanno acquisita in una situazione d’emergenza per utilizzarla con perizia, portando felicemente a termine un intervento di grande complessità. È stato uno dei primi casi di applicazione di questa metodica innovativa nella nostra regione.

Il merito del successo va all’équipe guidata dal direttore della Cardiologia, Alessandro Navazio, che ha operato in collaborazione con Vincenzo Guiducci, responsabile del laboratorio di Emodinamica, Nicola Tusini, direttore della Chirurgia vascolare, e Roberto Martini (Rianimazione).

Il dottor Navazio ringrazia tutti coloro che hanno contribuito all’esito brillante di questo grande lavoro di gruppo, basato sullo scambio fra specialisti e sulla tempestiva adozione di nuovi strumenti.

L’intervento è stato compiuto un mese fa, quando il sistema sanitario era ancora molto concentrato sulla pandemia da Covid 19 e si aveva il timore che le altre patologie venissero trascurate.

Ciononostante l’impiego delle migliori professionalità non è mancato al paziente 69enne colpito da infarto miocardico acuto, complicato da shock cardiogeno, dopo essere stato sottoposto a una delicata operazione di chirurgia vascolare.

I cardiologi hanno subito eseguito uno studio coronarografico in urgenza, che ha evidenziato un’occlusione dell’arteria coronaria sinistra che nutre la maggior parte del ventricolo sinistro.

Si è proceduto, quindi, a ricanalizzare il vaso mediante angioplastica e posizionamento di stent, il dispositivo che ne allarga la cavità.

La procedura è stata condotta in maniera ottimale, ma non è bastata a far sì che il cuore pompasse il sangue nel circolo dei vasi sanguigni in modo da garantire una sufficiente perfusione dei tessuti periferici.

Infatti il muscolo cardiaco era danneggiato non solo dal recente infarto, ma anche da restringimenti patologici (stenosi critiche) presenti sulle altre arterie che limitavano l’afflusso di sangue al cuore. Era necessario, quindi, ottenere il massimo grado di rivascolarizzazione possibile per recuperare la forza contrattile del muscolo cardiaco intervenendo sulle residue stenosi coronariche.

Purtroppo le condizioni critiche del paziente non consentivano di sottoporlo a un intervento cardiochirurgico o a una rivascolarizzazione con angioplastica, che avrebbero avuto un rischio proibitivo.

Quindi l’équipe medica ha deciso di procedere in primo luogo a rimettere in sesto la circolazione cardiaca con la metodica innovativa basata sull’apparecchiatura Impella 4.0. Si tratta di una pompa centrifuga di piccolissime dimensioni che viene posizionata, attraverso l’arteria femorale, subito al di sopra della valvola aortica, per aumentare la quantità di sangue inviata ai tessuti periferici e risolvere lo stato di shock.

La strumentazione è stata acquistata in emergenza dall’Azienda sanitaria e il dottor Guiducci, in collaborazione con il dottor Tusini, ha posizionato il sistema di supporto meccanico grazie al quale il paziente ha recuperato buone condizioni emodinamiche arrivando a risolvere lo stato di shock cardiogeno.

A quel punto è stato possibile completare la rivascolarizzazione coronarica mediante altre due angioplastiche.

Dopo alcuni giorni il sistema di supporto al circolo è stato rimosso e si è potuto sottoporre il paziente al completamento dell’intervento di chirurgia vascolare che si è svolto senza complicanze.

Per tutto il periodo critico, sia durante le procedure di rivascolarizzazione che durante il periodo in cui gli era stata posizionata l’apparecchiatura di sostegno al circolo, il paziente è sempre stato vigile e cosciente e si è alimentato autonomamente. Ora sta meglio e sarà dimesso nei prossimi giorni con un programma di presa in carico da parte della Cardiologia nell’ambulatorio dello scompenso cardiaco. —



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