Pd assicura: la cultura a Reggio non è privata, ma il contrario
Scrive il segretario: «Demonizzare Iren come ha fatto la Rubertelli è fuori luogo» «Parallelamente alla trasparenza sulle nomine, vanno allargati gli investimenti»
la lettera
In riferimento alla nomina dei nuovi vertici della Fondazione di Palazzo Magnani avvenuta a febbraio ed emersa nei giorni scorsi (Grotti, dirigente di Iren, alla presidenza, l’ex presidente Zanichelli con la funzione di direttore) riceviamo questa nota.
luca cattani*
Caro Direttore, approfitto del dibattito, lanciato dal suo quotidiano in questi giorni, per esprimere un’opinione sul ruolo degli istituti della cultura e sulle politiche culturali della città.
Al di là delle nomine, tema che non mi appassiona ma che mi rendo conto sia di interesse collettivo e di rilievo giornalistico, allargherei lo sguardo ad una concezione della cultura che – nella nostra come in altre realtà – appare un po’ viziata dalle aspettative rispetto al ruolo giocato dai soggetti pubblici.
Esistono passaggi politici e amministrativi, alcuni anche molto significativi, che vanno ricordati per poter meglio inquadrare lo stato attuale della collaborazione pubblico-privata nelle politiche culturali locali: la legge Delrio 56/2014 che revoca competenze in materia culturale alle Province e la legge regionale 13 del 2015 che all’articolo 57 comma 2 (inserito anche grazie all’interessamento dell’allora presidente Manghi) consente alle Province di mantenere le proprie partecipazioni e garantire il funzionamento degli enti culturali “nelle more della ridefinizione legislativa statale e regionale in materia”.
In un panorama come quello culturale reggiano, dominato dal pubblico e dalle risorse pubbliche, tali passaggi aprono una nuova stagione di collaborazione tra diversi livelli territoriali di governo e soprattutto una prima apertura ad una rinnovata partecipazione pubblico-privata a sostegno della cultura.
Oggi, in un momento in cui l’emergenza sanitaria sta mettendo a dura prova i bilanci degli enti locali, impegnati in più direzioni per contenere gli effetti di quello che è stato un autentico tornado per tutti noi, credo possa materializzarsi l’occasione per ripensare la cultura, rilanciandone una vocazione collettiva anziché conflittuale e allargando quindi il coinvolgimento dei soggetti privati.
Per questo, e vengo alla questione Palazzo Magnani che insieme ad altri enti a partecipazione provinciale attraversò il percorso amministrativo ricordato, mi pare che demonizzare il ruolo di Iren – come fatto recentemente dalla consigliera comunale Cinzia Rubertelli – sia fuori luogo.
Non tanto perché Iren sia un soggetto puramente privato, non lo è, quanto perché la compresenza all’interno della multiutility di pubblico (maggioranza) e privato possa in qualche modo facilitare l’allargamento di una partecipazione privata alle iniziative culturali.
Essenziale, in qualche modo vitale per consentire a Reggio Emilia di poter continuare con una programmazione che reputo di grande qualità.
In altri termini, la cultura a Reggio Emilia non è in mano al privato ma semmai è il contrario.
Parallelamente alle indagini sulla trasparenza delle nomine, sugli interessi che guidano questo o quel manager scelto per guidare un istituto, penso dunque sia necessario chiedersi come allargare l’intervento di cittadini o aziende che abbiano interesse ad investire in un settore che deve sapersi aprire, dialogare e trovare mediazioni. Modernizzarsi nell’interesse collettivo e per la crescita delle nostre comunità, ruolo che la cultura ha per definizione fin dai tempi antichi, per rilanciare la proposta, migliorandola dove possibile, e rispondere ad una legittima esigenza dei cittadini.
È questo che chiederei ai nuovi vertici di Palazzo Magnani, è questo su cui li misurerei. —
*segretario cittadino
PD Reggio Emilia
© RIPRODUZIONE RISERVATA
due domande
Cogliamo questo allargamento di visione suggerito da Luca Cattani, per riproporre un restringimento alle domande originarie. Quelle nostre. Le seguenti:
1. Che cosa ha da dire il Comune sul fatto che Grotti di Iren sia stato nominato presidente? (L’elargitore di finanziamenti ora li gestisce anche).
2. Zanichelli, da presidente è diventato direttore, anzi, incaricato di “direzione e coordinamento”. Cioé? E dov’è la delibera del cda? (GdR)
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