Per le donne vittime di violenza ora c’è un servizio di accoglienza
L’Unione ha approvato un protocollo d’intesa con Ausl e associazioni sociali. Si parte l’1 settembre
Mauro Pinotti
GUASTALLA
L’Unione Bassa Reggiana ha approvato un protocollo d’intesa tra le zone sociali del territorio provinciale e l’Ausl di Reggio Emilia per un servizio destinato a donne maltrattate, vittime di violenza e abusi. Il tavolo interistituzionale è già al lavoro nella definizione di strategie condivise nel distretto di Guastalla.
Purtroppo anche nella realtà locale il fenomeno della violenza di genere è fortemente in crescita e può essere affrontato solo a livello territoriale e provinciale, con la partecipazione di diverse istituzioni pubbliche. A seguito di un intenso lavoro che impegna da tempo le parti interessate, l’Unione bassa reggiana ha approvato, poche settimane fa, il protocollo che coinvolge diversi enti tra cui l’Unione Tresinaro Secchia per la zona di Scandiano, l’Unione Montana dei Comuni dell’Appennino Reggiano per la zona di Castelnovo Monti, l’Unione dei Comuni pianura reggiana per la zona di Correggio, l’Unione dei comuni della Val d’Enza e l’azienda Usl – Irccs di Reggio Emilia.
la struttura
Lo scopo è dotare il territorio dei Comuni firmatari di un servizio destinato all’ospitalità di donne sole o con figli, minacciate, maltrattate o vittime di violenza o abuso, ovvero un appartamento sovra distrettuale che possa accoglierle, fornire loro adeguato sostegno psicologico e ogni altro intervento che si renda necessario per il loro benessere psicofisico. Oltre ai centri di accoglienza, sono previsti programmi di formazione specifica rivolti alle categorie professionali che incontrano le vittime di violenze e che hanno a che fare con il loro ingresso nell’appartamento, l’ospitalità e la dimissione.
Si tratta di creare condizioni di protezione e sicurezza per donne (sole o con figli minori a carico) che necessitano di essere allontanate dal luogo di residenza, ricercando adeguate soluzioni abitative e percorsi specifici per l’uscita dal circuito di violenza e il reinserimento in un circuito sociale che garantisca l’autonomia e un nuovo progetto di vita.
La struttura sovra distrettuale accoglierà un massimo di tre donne maggiorenni in contemporanea, sole o con figli, del territorio provinciale (Bassa Reggiana, Tresinaro Secchia, Appennino Reggiano, Pianura Reggiana, Val d’Enza). Il tempo di permanenza nella struttura è di sei mesi, in relazione al raggiungimento di specifici obiettivi di autonomia e sicurezza e potrà essere procrastinato per situazioni eccezionali.
Non potranno accedere all’ospitalità donne tossicodipendenti, etiliste, portatrici di disagi psichici o gravi malattie che necessitano di trattamenti sanitari particolari.
L’avvio
L’avvio del servizio è previsto dal 1° settembre 2020 e avrà una durata di tre anni, fino al 31 agosto 2023, con un costo indicativo, per l’intero periodo di riferimento, di 120.000 euro. L’Unione Bassa Reggiana non si è limitata al protocollo d’intesa ma è già al lavoro, da alcuni mesi, nella definizione di un protocollo operativo per individuare strategie condivise di prevenzione e contrasto della violenza contro le donne nel distretto di Guastalla.
i soggetti
Oltre agli otto Comuni (Boretto, Brescello, Gualtieri, Luzzara, Novellara, Poviglio, Reggiolo) fanno parte di questo Tavolo, i servizi sociali comunali degli otto Comuni, l’area Genitorialità e tutela minori, il corpo unico di polizia locale, l’azienda Usl di Reggio Emilia, consultorio, dipartimento di Salute mentale/Sert, l’associazione Nondasola di Reggio Emilia, le forze dell’ordine.
«L’Unione Bassa Reggiana ha deciso di assumere un impegno forte e continuativo nel contrasto della violenza sulle donne – spiega la presidente e sindaco di Guastalla, Camilla Verona – e grazie a questo Tavolo interistituzionale intende sviluppare una rete di dialogo e collaborazione tra diversi soggetti che, senza rinunciare alle loro peculiari e autonome prerogative, scelgono di adottare strategie comuni. Solo così saremo in grado di costruire risposte efficaci nei confronti delle vittime che scelgono di denunciare, promuovendo una cultura della prevenzione e del rispetto». —
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