Furti di arnie a Reggio Emilia, chiesto l’aiuto dell’Arma. Gli apicoltori: «Urgono più controlli»
Il grido d’allarme in una lettera inviata al comando provinciale dei carabinieri: «I raid sono continui, fenomeno smisurato»
REGGIO EMILIA. Il susseguirsi continuo dei furti di arnie nel Reggiano – come raccontato dalla Gazzetta – è divenuto un problema talmente assillante che gli apicoltori hanno deciso di chiedere aiuto direttamente al comando provinciale dei carabinieri.
Facendo riferimento a raid sparsi per la nostra provincia (con la punta delle 40 arnie rubate a Cadelbosco in avvio d’anno, quindi a stagione apistica non ancora iniziata), l’Associazione apicoltori Reggio-Parma ha infatti scritto all’Arma una lettera, a nome dei 420 affiliati, lanciando un vero e proprio grido d’allarme.
«Con la seguente lettera sono a denunciare il reiterato e continuo furto di alveari di proprietà di numerosi soci – scrive il presidente Roberto Reggiani, rivolgendosi ai carabinieri – e dalle segnalazioni raccolte sembra che questa pratica si stia diffondendo in maniera smisurata ed onde evitare ulteriore peggioramento del fenomeno sono a richiedervi la gentilezza di potere diffondere tale notizia a tutte le autorità competenti sull’intero territorio provinciale. Chiederei altresì – conclude – il vostro prezioso intervento nel controllo di furgoni o camion che trasportino questi materiali e soprattutto un’azione di vigilanza durante i vostri pattugliamenti notturni».
Poche parole che vanno però al cuore del problema. Dalle testimonianze raccolte, i ladri (fiancheggiati da apicoltori senza scrupoli che sanno come muoversi) spesso effettuano un sopralluogo, per poi agire di notte (quando le api sono tutte dentro le “casette”), caricano le arnie sul mezzo a disposizione e filano via. Furti in zone spesso di campagna, non facilmente intercettabili col buio.
Discorso diverso è se i ladri incappano in un controllo stradale delle forze dell’ordine: «Se chi viene fermato con un carico di arnie e non giustifica in modo valido quel trasferimento – spiega un apicoltore reggiano che chiede l’anonimato – dà già lo spunto per un approfondimento investigativo, perché esiste un’anagrafe apistica e si sa dove sono collocati gli alveari. Quello spostamento va bloccato e probabilmente si è di fronte all’autore di un furto di api. Fra l’altro – aggiunge – non stiamo più parlando di una o due arnie che spariscono, ma di furti grossi che richiedono organizzazione e soprattutto specializzazione». L’ultima allusione collima con quanto si pensa a livello nazionale, visto che la Federazione apicoltori italiani (Fai), senza tanti giri di parole, ritiene che ad agire sia la criminalità organizzata («Tranne casi sporadici, sono furti eseguiti su commissione») sulla scia di un florido mercato nero (al valore dell’arnia va aggiunto il danno del mancato raccolto estivo di miele, quindi migliaia di euro che vanno in fumo e mettono in ginocchio l’apicoltore depredato).
Le denunce nel Reggiano non mancano – sono noti gli assalti ad arnie a Cadelbosco, Puianello e Fogliano, tanto per stare a recenti furti – e l’opera di contrasto vede in prima linea per lo più i carabinieri forestali.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
