Povertà educativa Reggio esporta il progetto Face
REGGIO EMILIA
Oltre duemila persone, in particolare bambini e genitori, sono coinvolte nel progetto di contrasto alla povertà educativa della Fondazione Reggio Children in corso in quattro contesti sociali difficili a Reggio Emilia, Napoli, Palermo e Teramo. Il nome del progetto dichiara il senso del lavoro iniziato due anni fa: “Face” cioè Farsi Comunità educanti. Educazione di qualità, scuola al centro della comunità, relazioni tra famiglie, scuola e quartiere sono i punti forti di questa esperienza, che è continuata anche durante il lockdown, uscendone rafforzata.
Il progetto di Fondazione Reggio Children è stato selezionato da “Con i Bambini” e finanziato con il Fondo nazionale Acri. Un progetto pilota che rivolge attività extra-scolastiche gratuite alle famiglie con bambini da 0-6 anni, iscritti e non iscritti ai servizi educativi. Face viene declinato su misura secondo i differenti contesti. A Napoli e a Palermo in zone popolose ci sono serie difficoltà socio-economiche, nei quartieri Ponticelli e Sperone-Brancaccio, il centro storico di Teramo la coesione sociale risente ancora del terremoto e a Regina Pacis (Reggio) è necessaria una maggiore integrazione.
Per Face la povertà educativa, che comprende le dimensioni economiche, culturali, sociali, è una dimensione da affrontare in modo collettivo, secondo l’approccio educativo di Reggio. «La parola chiave è “fiducia” – afferma la presidente di Fondazione Reggio Children Carla Rinaldi – In questi due anni sono state costruite relazioni di fiducia tra bambini, genitori, famiglie, nidi e scuole d’infanzia, istituzioni, territori. Così ci si educa insieme e la scuola diventa un riferimento per la comunità. Queste relazioni hanno permesso di affrontare meglio anche il lockdown e continueranno a crescere in futuro».
Le attività individuate sono semplici, svolte tutti insieme, famiglie, esperti e bambini: dal massaggio infantile, alla musica, i colori, la danza, alla conoscenza della natura, alle esperienze con il cibo, le sperimentazioni con il digitale.
La risposta alla povertà educativa? «La ricchezza educativa – risponde ancora Rinaldi – che non è solo la disponibilità di beni, di ambienti belli che abbiamo realizzato nelle scuole, o di tecnologia. La ricchezza educativa è l’educazione di qualità. Quella che, con la scuola, coinvolge famiglia, istituzioni, società civile. È aiutare le persone a costruire il senso della vita in relazione agli altri, in reciprocità ed interdipendenza. A diventare responsabili di queste relazioni, averne cura, svilupparle insieme».
Il progetto Face sta contribuendo a un rafforzamento delle relazioni sociali e a una maggiore autonomia delle comunità. Gli atti di vandalismo contro l’Ic Sperone Pertini a Palermo, quasi un segno di sfida all’educazione, sono stati condannati da tutta la società civile, prima di tutto le mamme orgogliosamente schierate in difesa della scuola. Tra le principali azioni pilota Ben-Essere di Comunità a Palermo, le Face Zone di Napoli, Time Lapse o Cucina di Quartiere a Reggio, le Piazze d’Incontro a Teramo. Secondo una prima valutazione le famiglie hanno dato un riscontro molto positivo al progetto Face, esprimendo un voto alto: 9/10.
Ora scuole, enti e associazioni delle quattro città stanno programmando la ripresa dell’autunno. Vi saranno nuovi percorsi per genitori e bambini, ma su più cicli, per permettere il rispetto delle norme sanitarie anti Covid-19. I partner nazionali del progetto di cui è capofila Fondazione Reggio Children sono Amref Italia, Fondazione Collegio Carlo Alberto, Gruppo Nazionale Nidi e Infanzia, Reggio Children Srl, Fondazione E35. Il progetto coinvolge inoltre decine di soggetti sui territori. A Reggio il Comune di Reggio, Istituzione Scuole e Nidi d’Infanzia, Pause-Atelier dei Sapori, Asp La Cova, Fondazione Mondinsieme, Nati per la Musica, I Burattini della Commedia, Le Invenzioni Inutili. —
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