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«Il Coronavirus si è solo nascosto noi lo staniamo a suon di tamponi»

Massimo Sesena
«Il Coronavirus si è solo nascosto noi lo staniamo a suon di tamponi»

L’infettivologo Pietro Ragni, risk manager dell’Ausl sottolinea l’importanza dei test e delle misure di protezione

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Massimo Sesena / REGGIO EMILIA

«Se adesso siamo in questa situazione, decisamente più sotto controllo di quando, a marzo, sembravamo in guerra, è perché abbiamo fatto ciò che andava fatto, ma anche perché quel pezzo di Paese che è stato definito, sbagliando, eroico, sta continuando a fare il suo lavoro come nel primo giorno della pandemia».

Pietro Ragni è un infettivologo che in questi mesi ha vestito i panni del risk manager dell’Ausl. In pratica è stato tra i protagonisti della rivoluzione a cui sono state chiamate tutte le strutture sanitarie della provincia per fronteggiare la pandemia.

La premessa è dovuta al fatto che in questa estate italiana sembra diffondersi sempre più – quasi come un virus – l’idea che il peggio sia alle spalle e che – di conseguenza – tutte queste imposizioni liberticide siano inutili o peggio, siano funzionali a chissà quale altro disegno.

«Dietro il fatto che si sono per fortuna svuotate le terapie intensive – spiega Ragni – c’è sicuramente la minor carica virale del Covid-19 ma questo non significa che non stia ancora circolando e infettando. Anzi, adesso si è abbassata l’età media delle persone colpite dal virus o che risultano positive al virus».

E questo cosa significa?

«Che non è il momento di abbassare la guardia perché non sappiamo cosa potrebbe succedere».

Davvero di questo virus si sa così poco?

«Ad oggi il virus non mostra mutazioni genetiche sostanziali, il suo Rna lunghissimo a doppia catena gli conferisce un’incredibile stabilità genomica. Ormai è certo che nel 2019 ha circolato a lungo sotto traccia, prima di provocare epidemie esplosive. Quindi proprio non sappiamo che cosa accadrà in autunno».

Come è stato possibile che il virus circolasse sottotraccia?

«Anche solo per il fittissimo elenco di sintomi con cui si manifesta. Penso a quell’oculista cinese che disse che stava imbattendosi in un numero troppo alto di congiuntiviti perché si trattasse di una semplice infiammazione agli occhi. Adesso si stanno guardando i casi di polmonite che si erano registrati sul finire del 2019. Nei casi di positività che riscontriamo adesso, ad esempio, vediamo che il virus sta dando problemi alle vie aeree superiori piuttosto che ai polmoni. Magari la trasmissione avviene in forme leggere che però portano a perdere per mesi il senso dell’olfatto».

La crescita dei casi di positività di questo periodo a cosa è dovuta?

«Sicuramente agli spostamenti legati alla stagione. E al fatto che vengono quasi tutti intercettati, soprattutto in Emilia Romagna, dove si è fatta una scelta chiara che sta premiando: quella di fare tamponi a un ritmo davvero importante».

Di che cifre parliamo?

«Nelle ultime settimane il numero di tamponi al giorno è stato superiore alle 11mila unità. Per Reggio significa circa mille tamponi al giorno. È così che sono stati individuati i piccoli cluster, i focolai, perlopiù circoscritti ad aziende del facchinaggio e della macellazione. Poi ci sono i tamponi che si fanno negli ospedali. Lei lo sa che cos’è un reparto filtro?».

No, mi spieghi...

«Da circa due mesi a questa parte, oltre ai reparti Covid, negli ospedali di Reggio e della Regione è stato creato questo reparto per il passaggio di coloro che necessitano di un ricovero che in teoria non c’entra nulla con il Coronavirus. Una persona si frattura una gamba, ma prima di essere ricoverato in ortopedia, viene sottoposto a un tampone. In quel momento è l’unica persona contagiata e, insieme, l’unica negativa al Covid. Almeno fino a quando non abbiamo l’esito del tampone, la persona resta in quella stanza, assistita da personale vestito secondo tutte le precauzioni anti-Covid. Poi, se è positivo passa al reparto Covid, se è negativo va in Ortopedia per le cure del caso. Ecco, questa è la trafila spiegata brutalmente. Poi con i miei occhi, e mi sono commosso, ho visto il lavoro di infermieri che in media tre volte al giorno cambiano e sanificano quel letto, si tolgono e si mettono i camici e i presidi di protezione ogni volta che arriva un nuovo paziente. Ecco perché non mi piace sentire la parola eroe ma non mi piace nemmeno che ci si dimentichi troppo in fretta».

Un buon metodo per non dimenticare è ricordarsi, ad esempio, quanto ci è costata in denaro, la lotta al virus. Nel momento dell’emergenza, uno dei suoi compiti era quello di reperire mascherine, respiratori, camici...

«Complessivamente, nel periodo più difficile della pandemia, l’Ausl di Reggio ha speso 12 milioni di euro in dispositivi di protezione, guanti, camici e mascherine di diverso tipo».

Immagino che abbia fatto i conti con oscillazioni di prezzo..

«Se penso che prima della pandemia le mascherine chirurgiche le acquistavamo a circa 2 centesimi al pezzo e in alcuni frangenti siamo arrivati a pagarli anche un euro. Le mascherine Ffp2 che prima costavano attorno a un euro ora le abbiamo acquistate anche a 2,50 euro. Due milioni invece la cifra spesa per aumentare la dotazione di ventilatori polmonari».

A queste spese poi vanno aggiunti i già citati tamponi...

«Che sono fondamentali per capire quanto sta effettivamente circolando il virus».

In questo senso sarà utile anche vaccinarsi per l’influenza tradizionale, non crede?

«Certo, ma perché comunque, per quanto non perfetto, il vaccino antinfluenzale finirà per ridurre quasi a metà le conseguenze dell’influenza e proprio in questi giorni è stata dimostrata l’infondatezza di una delle tante fake news diffuse dai no-vax, secondo i quali il Coronavirus si attaccherebbe più facilmente su chi si vaccina. Non è vero, ma è vero invece che il vaccino antinfluenzale dimezza il rischio di malattie gravi, soprattutto nelle persone per le quali la vaccinazione resta caldamente consigliata».

A questo punto c’è da sperare che contro questa vaccinazione – in attesa del vaccino per il Covid – non si schierino anche dei suoi colleghi...

«Sul vaccino antinfluenzale e sulla sua efficacia il dibattito è aperto. Ma quello che posso dire è che a Reggio c’è, tra gli operatori sanitari tutti, una grande consapevolezza sull’utilità dei vaccini. E lo sa cosa lo dimostra?».

No, me lo dica...

«Il fatto che a Reggio, contrariamente a quello che avviene in altre parti del Paese, tutti gli operatori sanitari dell’Ausl sono vaccinati per il morbillo e financo per rosolia, epatite B e varicella. Una donna incinta che non ha passato queste malattie non corre il rischio di prenderle in ospedale perché tutto il personale si è vaccinato. E in questo modo, assolutamente non da eroi, queste persone le salvano la vita». —

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