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Parlano le coop  

La cordata ora rilancia «Pronti a garantire fino a 50 milioni di euro»

La cordata ora rilancia «Pronti a garantire fino a 50 milioni di euro»

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REGGIO EMILIA

Sale fino a oltre 50 milioni di euro «certi e garantiti» la disponibilità del piano di salvataggio di Ferrarini messo in pista dalla cordata formata da Bonterre-Grandi Salumifici Italiani, Opas e Hp per «acquisire e rilanciare». Un «considerevole apporto di capitale dedicato» e dunque, come dice Milo Pacchioni, presidente di Bonterre, socio di controllo della cordata, «siamo confidenti che uno sforzo così significativo delle nostre aziende ci permetta finalmente di completare rapidamente il cammino intrapreso già nel 2019 nell’ambito della procedura concordataria e valga a superare tutti gli ostacoli incontrati e quelli che ancora si dovessero frapporre: il settore dei salumi italiani dove operiamo, le tante competenze e i lavoratori di Ferrarini, i territori coinvolti meritano celerità, sicurezza e trasparenza, specie nell’ora in cui dobbiamo superare tutti insieme la grande incognita della pandemia». L’offerta per Ferrarini, prosegue Giuliano Carletti, ad di Bonterre-Grandi Salumifici Italiani (proprietari anche della corazzata Parmareggio) è «la premessa per realizzare un piano industriale di successo per preservare e sviluppare un grande brand della salumeria italiana, sicuri che il marchio Ferrarini sarà al centro di importantissime sinergie industriali e commerciali con il nostro gruppo». Infine, Valerio Pozzi, direttore generale di Opas evidenzia come la stessa Opas possa «supportare adeguatamente l’approvvigionamento di suini nati, allevati e macellati in Italia come garanzia di qualità, grazie a filiere produttive disciplinate ben oltre i già elevati standard europei, con disciplinari volontari che valorizzano la sostenibilità ambientale e le esigenze di benessere animale richieste dai consumatori».

La cordata dice di essere anche «pronta a incontrare i sindacati per esporre struttura e i contenuti della proposta e le prospettive industriali e occupazionali». Al centro del braccio di ferro tra la cordata coop-banche contro quella di Ferrarini e il socio valtellinese Pini, non c’è solo il compendio industriale ma anche le centinaia di dipendenti che, a distanza di oltre due anni, non sanno ancora quale sarà il loro destino definitivo. —

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