Narcotizzavano e rapinavano gli anziani arrestati due fratelli, incastrati dal Dna
Il profilo biologico trovato sui guanti rinvenuti nell’auto poi abbandonata. Sono accusati di tre colpi commessi in città
Tiziano Soresina
REGGIO EMILIA
L’odioso prendere di mira gli anziani, ingannarli spacciandosi per membri delle forze dell'ordine o di società erogatrici di servizi (gas e acqua), arrivando a stordire le vittime con spray al peperoncino per derubarle dei risparmi e di altri oggetti di valore.
È quanto ricostruito dai carabinieri – coordinati dal pm Isabella Chiesi – che ieri mattina all’alba hanno fatto scattare le manette per i fratelli Angelo Cristian Narcisio (42 anni) e Luciano Narcisio (46 anni), entrambi residenti a Ciriè (Torino).
Misura cautelare emessa dal gip Luca Ramponi – su richiesta della Procura – sulla base di pesanti accuse: rapina e furto, con l’aggravante di aver agito contro quattro ultra65enni nei tre colpi messi a segno nella nostra città.
I truffatori – ben vestiti e dalla parlantina sciolta – inducevano gli anziani reggiani a prendere denaro e oro convincendoli che per acqua contaminata o perdite di gas dovessero metterli al sicuro in frigorifero. Una vittima è stata privata anche della fede nuziale della moglie defunta da pochi anni. Nel corso delle attività i carabinieri hanno recuperato refurtiva per un valore di oltre 50mila euro.
Tra il materiale sequestrato l'auto (un’Audi A3) per i colpi con targhe clonate, attrezzi da scasso, tre pettorine con la scritta “polizia locale” (usate in due colpi), una paletta della protezione civile, vari spray al peperoncino e perfino disturbatori di frequenze per cellulari, per impedire agli anziani di chiedere aiuto nonché un apparato radio sintonizzato sulle frequenze di polizia e carabinieri. Le indagini – illustrate ieri ai cronisti dal capitano Luigi Scalingi – sono partite il 22 novembre scorso, quando i militari di Quattro Castella intercettavano un’auto sospetta che da Reggio Emilia si stava dirigendo verso il comune matildico. Da qui un inseguimento a folle velocità per circa 5 chilometri, finché chi stava fuggendo si è liberato della macchina (la citata Audi A3, con tanto di sirene e lampeggianti montati) e della refurtiva (ai piedi di una pianta) cioè preziosi e monili d’oro per 50mila euro. Tutto recuperato. E proprio analizzando l’auto si mettono bene in marcia le indagini. Sui guanti rinvenuti i carabinieri del Ris di Parma estraggono infatti il Dna dei due fratelli piemontesi (con precedenti penali specifici). L’esame poi del navigatore permette di risalire non solo al percorso compiuto dall’auto, ma anche alle vie dove abitano gli anziani depredati. Quel giorno erano finiti nel mirino – a Reggio Emilia – un 83enne che vive solo (narcotizzato con lo spray al peperoncino), una coppia di 85enni (pure loro aggrediti a colpi di spray) e una 92enne. Nei primi due casi i malviventi erano riusciti ad entrare indossando le pettorine con la scritta polizia locale, nel terzo episodio si erano spacciati con la 92enne per addetti Iren. Nell’indagine è finito anche il proprietario dell’Audi A3, cioè un tunisino che vive pure lui in Piemonte. È indagato a piede libero: secondo gli inquirenti, aveva denunciato falsamente il furto della macchina, una volta saputo che era stata intercettata dai carabinieri e abbandonata dai due fratelli Narcisio. Inchiesta che non è comunque finita, perché sono al vaglio diversi altri casi simili ai danni di anziani reggiani (altri invece in regione) e vi è il sospetto che gli arrestati potessero contare su un basista a Reggio Emilia, in grado di indicare gli obiettivi più vulnerabili, con tanto di sopralluogo prima d’agire. «Chiamate sempre il 112 quando si presentano alla porta sconosciuti, uomini in divisa o tecnici di gas e luce. Dalla centrale possiamo controllare se si tratta di truffatori», afferma nella conferenza-stampa il tenente colonnello Stefano Bove, comandante del reparto operativo. Parole sacrosante. —
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