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Omicidio di “Abbo” Silingardi nuovo impulso alle indagini

Tiziano Soresina
Omicidio di “Abbo” Silingardi nuovo impulso alle indagini

Nel fascicolo del pm Pantani le impronte rilevate dai Ris: un palmo e una scarpa Riascoltati i familiari, amici e conoscenti del 78enne vittima di una violenza cieca

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Tiziano Soresina

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Era rimasto tutto sotto traccia, ma ora filtra la notizia che da un po’ di tempo si sono prepotentemente riaccesi i fari investigativi dei carabinieri su un cold case che da otto anni appare irrisolvibile.

Stiamo parlando dell’uccisione di Aldo Siligardi – detto Abbo – che viveva solo nella cascina di Lemizzone. Un’indagine per la verità mai archiviata, ma sulla quale ora il pm Maria Rita Pantani ha impresso una nuova accelerata, risentendo non poche persone (per lo più familiari, ma anche amici e conoscenti) che già erano state ascoltate nei giorni caldi subito successivi al delitto. Al momento non risulterebbero persone iscritte nel registro degli indagati. Inchiesta con nuovi impulsi e su cui è pure piombata – la mattina del 5 agosto – inaspettatamente la lite fra i due fratelli del morto. Il più giovane (Leo Silingardi, 66 anni) è stato colpito alla testa con un rastrello dal fratello maggiore (Mario Silingardi, 68 anni), tanto da finire all’ospedale per le gravi ferite riportate. Per lui è stato necessario anche un intervento chirurgico e per qualche ora Leo è rimasto in prognosi riservata. Il fratello Mario deve ora rispondere di lesioni aggravate.

Ma torniamo all’omicidio. Sono le 17 del 9 luglio 2012 quando viene ucciso il 78enne Aldo Silingardi nella sua casa di via Lemizzone 39/a, nelle campagne correggesi. L’anziano viene trovato – due ore dopo il delitto, come chiarirà l’autopsia – nella cucina con il cranio fracassato. Chi ha infierito su di lui ha usato una gamba del tavolo e la gamba di una sedia: armi improvvisate ma espressione di una violenza cieca.

Sul caso – rivelatosi piuttosto complesso e di non facile soluzione – si sono alternate rilevazioni scientifiche (dei carabinieri del Ris di Parma) a stringenti interrogatori a parenti e amici della vittima. Oltre all’impronta palmare ben individuata dagli esperti dei carabinieri del Ris su una delle due armi del delitto (cioè una gamba del tavolo, sradicata e usata per colpire con violenza inaudita) c’è anche l’impronta di una scarpa rinvenuta nitidamente sul pavimento dell’abitazione in cui si è consumato l’omicidio. Tracce già comparate con i sospettati, fra cui era entrato anche il figlio naturale dell’ucciso. La famiglia si è sempre detta convinta che a uccidere il 78enne fosse stato qualcuno di esterno. Una persona che probabilmente era entrata in quella casa per rapinare l’anziano o derubarlo. Vedremo dove ora porteranno le nuove indagini. —

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