Mancata bonifica, altra denuncia per Valli
Nei capannoni di via Righetta ci sono da tre anni 15mila tonnellate di gessi di defecazione potenzialmente pericolosi
Elisa Pederzoli
FABBRICO
A quasi tre anni dalla scoperta, e dal sequestro, nei capannoni di via Righetta delle 15mila tonnellate di gessi di defecazione contaminati, il momento della bonifica tarda ad arrivare. Troppo, secondo gli accertamenti dei carabinieri forestali del Nipaf di Reggio Emilia. Tanto che ora a carico del legale rappresentate della Valli Spa – che i gessi di defecazione li produce, e che aveva affittato dalla Società Agricola San Benardino i capannoni – è partita una nuova denuncia penale: per mancata bonifica e inosservanza del provvedimento emesso dall’Autorità. Autorità che, in questo caso, è Arpae che il 21 dicembre del 2018 ha emesso un’ordinanza per la bonifica dei capannoni di via Righetta.
Da parte della società bresciana è iniziata una battaglia a colpi di ricorsi al Tar di Parma per l’annullamento dell’ordinanza stessa. Una prima sentenza, emessa il 27 marzo 2019, ha respinto la domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento. Quindi, la Valli si è rivolta al Consiglio di Stato. Ma l’unica cosa che ha ottenuto è che quest’ultimo organismo sollecitasse il tribunale amministrativo per la fissazione dell’udienza di merito. Quindi, nel gennaio scorso dal Tar è arrivata la sentenza che ha respinto, nel merito, il ricorso. Di conseguenza, l’ordinanza dell’Arpae avrebbe dovuto essere immediatamente eseguita.
Ma rispetto alla sentenza di merito, la Valli ha presentato un nuovo appello al Consiglio di Stato. Il quale, a maggio, ha respinto l’istanza cautelare proposta ritenendo, di fatto, prevalente l’interesse pubblico alla bonifica dell’area.
Quindi, è partito un sollecito da parte di Arpae per arrivare finalmente alla bonifica. Che però non è mai partita. Tanto che ora, i carabinieri forestali hanno denunciato penalmente il legale rappresentante della società.
Il quale deve fare i conti anche con l’inchiesta penale. Le indagini sono state recentemente chiuse e c’è la richiesta di rinvio a giudizio. L’udienza preliminare è fissata per il mese di marzo del 2021. Secondo le indagini, coordinate dalla dottoressa Maria Rita Pantani, nei gessi di defecazione sequestrati, e che derivano dal trattamento di fanghi di depurazione, c’è la presenza di idrocarburi 14 volte superiore al limite consentito, quella di fenoli di 11 volte superiore. Il multifenolo – sostanza considerata tra le altre cose cancerogena – di 5.890 volte superiore ai limiti di legge. E questi materiali sono stati utilizzati nei campi come fertilizzanti. Analoga inchiesta contro la stessa società va avanti per gli spandimenti avvenuti a Rio Saliceto. —
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