Reggio Emilia, il racconto di Umberto vittima di un truffatore: «Mi ha portato via tutto quello che avevo»
L’insegnante in pensione ha consegnato al truffatore, falso addetto comunale, i 1.300 euro che custodiva all’interno della cassaforte
REGGIO EMILIA. Con la mascherina anticontagio a coprirgli bocca e naso, un fantomatico tesserino con le sue (presunte) generalità e una parlantina da “stordire” il suo interlocutore, giovedì mattina alle 10.30 un falso dipendente comunale ha suonato alla porta di casa di un insegnante in pensione, in viale Timavo, chiedendogli quanti soldi avesse in casa e di mostrarglieli.
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Colto di sorpresa, il 67enne Umberto Soncini, per anni docente di Filosofia al liceo Matilde di Canossa di via Makallè, non ha minimamente pensato di poter essere di fronte a un truffatore: lo ha fatto entrare in casa, gli ha detto che sì, all’interno della cassaforte custodiva dei soldi e li ha consegnati tutti nelle mani del truffatore.
«Ha carpito la mia fiducia – spiega Umberto Soncini, vittima dell’ennesima truffa andata in scena a Reggio – e io ci sono cascato. Sembrava conoscermi bene: sapeva che ero stato un docente di filosofia, mi ha detto che aveva letto un mio libro (che effettivamente ho scritto)...».
Il truffatore, un uomo italiano, con l’accento del nord e i capelli bianchi, se n’è andato con un bottino di 1.300 euro che Soncini aveva ritirato in banca due giorni prima: «Voleva sapere quanto denaro tenessi in casa e io, purtroppo, gliel’ho detto. Così lui mi ha chiesto di poter vedere e contare i soldi e io ho aperto la cassaforte e glieli ho consegnati: “Faccio una rapida verifica – mi ha detto – perché noi, a questo proposito, vogliamo sapere tutto di lei”. Poi, evidentemente, se li è messi in tasca, anche se io ero convinto di averli riposti di nuovo al sicuro. Ma poi, una volta che quell’uomo è uscito di casa, mi è sorto il dubbio e quando ho aperto ancora la cassaforte ho visto che non c’erano i soldi e che, evidentemente, ero stato derubato. Truffato».
Umberto Soncini non riesce a darsi pace e, sconsolato, continua a ripetere: «Sembrava conoscermi, sapeva così tante cose di me...».
Non ha telefonato alle forze dell’ordine, convinto che tanto i suoi soldi non li avrà mai più indietro – «Sa, non sono gioielli o altri oggetti che magari, anche dopo qualche tempo, qualcuno può ritrovare e restituire» – ma ha telefonato alla nostra redazione, un po’ per sfogarsi e un po’ per avvisare i reggiani.
Soltanto mercoledì mattina, presentando gli arresti di due rapinatori piemontesi che, a Reggio città, avevano truffato e derubato anziani usando lo spray al peperoncino, i carabinieri del comando provinciale di Reggio hanno ricordato le regole base della campagna “Non aprite quella porta”, invitando i reggiani a diffidare di persone sconosciute che suonano il campanello e pretendono di entrare in casa.
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