«Diritti delle donne C’è ancora molto da lavorare»
Le parole di un esponente della Chiesa non devono intaccare i diritti raggiunti
IL COMMENTO
In questi giorni le gerarchie ecclesiastiche della nostra città sono intervenute pubblicamente in merito alle nuove linee d’indirizzo del Ministero della Salute sulla somministrazione della pillola RU-486, arrivando a definire la legge 194 promotrice di una cultura di morte.
La discussione emersa nei giorni successivi e le diverse posizioni in campo – alcune delle quali sembrano uscite direttamente dagli Anni Cinquanta – hanno avuto il merito di mettere in evidenza un dato incontrovertibile su cui riflettere: se ancora esistono polemiche di questo tipo, significa che c’è ancora molto da lavorare sul tema dei diritti delle donne.
Non possiamo contrattare sui diritti acquisiti, e meno che mai per ragioni fideistiche. L’Italia è uno stato laico – anche se spesso tendiamo a dimenticarcelo – e non possiamo accettare di aprire un dibattito pubblico sulla base di prese di posizione prive di validità scientifica o spinte da mero opportunismo politico.
Il percorso che ha portato alla tutela del diritto alla salute della donna e a quello ancora più fondamentale di potersi autodeterminare, decidendo liberamente del proprio corpo, è un elemento su cui non possono essere fatti passi indietro.
Vale la pena ricordare che nel nostro Paese l’uso del farmaco abortivo – che è più indolore rispetto a un aborto chirurgico, causa minori traumi ed ha anche minori costi per il servizio sanitario nazionale – è stato a lungo osteggiato da certi ambienti confessionali, onnipresenti sulla scena politica italiana, ed è diventato una realtà di fatto solo nel 2009, tra gli ultimi paesi in Europa.
La nostra associazione non vuole entrare in questo dibattito tossico, perché semplicemente riteniamo che le parole di un esponente della gerarchia ecclesiastica non debbano intaccare i diritti democratici raggiunti negli anni, conquistati nel nome della libertà, dell’autodeterminazione e della tutela di tutti i cittadini.
Proprio per questo a partire da questo autunno intendiamo promuovere una serie di iniziative di informazione e formazione, per promuovere una cultura della prevenzione e della conoscenza basata sulla consapevolezza e non sulla paura, per sensibilizzare le persone più giovani e quelle che rischiano di essere maggiormente vittima di certe esternazioni fuori dal tempo e dalla storia.
Alla cultura dell’oscurantismo e del ritorno al Medioevo vogliamo contrapporre una cultura della conoscenza e della formazione, l’unica in grado di renderci cittadini maturi e autonomi in grado di poter scegliere con le nostre teste senza un’autorità che si senta costantemente in diritto di dire cosa fare o non fare. L’unica in cui ci riconosciamo, laica e senza pregiudizi. —
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