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I testimoni 

«Era impaurito e mi ha chiesto se potevo tenergli la mano»

E.L.T.
«Era impaurito e mi ha chiesto se potevo tenergli la mano»

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REGGIO EMILIA

«Stavo andando a prendere la macchina e mentre ero lì ho sentito un rumore, come un tonfo forte. Ci siamo girate e pensavo fosse stato il vaso caduto lì a terra sul prato. Ho anche visto il bambino seduto ma non pensavo che fosse coinvolto. Poi dopo ho pensato che fosse caduto lui perché si lamentava, ma dal piano terra. Infine ho visto che si muoveva e piangeva e sono andata lì ed era tutto pieno di sangue».

Vincenza Grasso abita al numero 1 di via Fenulli. Stava andando al cimitero quando la sua vita si è incrociata con quella del piccolo di 8 anni che le abita di fronte ma che non aveva mai conosciuto prima. Un bimbo che è precipitato dal balcone al quarto piano, finendo sulla fioriera su cui, quando la donna lo ha visto, sembrava essersi adagiato sopra.

Dietro a quell’immagine del bimbo accasciato dall’altra parte della strada, a una ventina di metri almeno di distanza, si nascondeva invece una tragedia sfiorata, come subito dopo ha compreso la vicina sentendo i lamenti. «Sono subito andata lì e mi ha chiesto se gli davo la mano perché era spaventato – racconta la donna – Dopo è arrivata sua madre terrorizzata. Io ho subito chiamato il 118 e mi hanno chiesto se il bambino era vigile. Gli ho detto di sì. Gli ho chiesto quanti anni aveva e mi ha risposto, dicendomi otto. Però ho detto al 118 di fare presto perché stava sanguinando dappertutto».

Un’esperienza terribile, durante la quale gli adulti accorsi si sono fatti coraggio per cercare di infondere forza a quel bambino pieno di ferite. «Sono ancora qui che tremo – dice Vincenza Grasso – a pensare cosa gli è successo e come lo abbiamo trovato. È un miracolo che sia vivo dopo una caduta del genere. Un miracolo». —

E.L.T.

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