Palladino resta in cella: «Voleva uccidere»
Per il gip è un violento e non sa controllarsi. Il 42enne: «Volevo solo spaventarlo, mi tormentava per un debito di droga»
REGGIO EMILIA
Rimane in carcere il 42enne Alessandro Palladino che è accusato di tentato omicidio premeditato, per aver accoltellato venerdì scorso in via Roma un conoscente tunisino 33enne. Permanenza in cella alla Pulce decisa ieri mattina dal gip Andrea Rat al termine dell’udienza di convalida dell’arresto (tenutasi con tutti gli accorgimenti anti-Covid). Il magistrato non ha ritenuto sufficienti gli arresti domiciliari (come proposto dall’avvocato difensore Alessandra Bonini), facendo un “quadro” piuttosto pesante dell’accoltellatore macchiatosi di un fatto grave. Il gip Rat ritiene infatti Palladino di indole violenta, dalla spiccata attitudine a delinquere (ha numerosi precedenti penali), incapace di controllare gli impulsi criminali e con insito il disprezzo della vita altrui. Insomma, una persona che voleva quel giorno ammazzare e che può rifarlo.
Precedentemente il 42enne ha raccontato di essere stato, in pratica, da una settimana esasperato dal tunisino a cui doveva 60-70 euro per un acquisto di cocaina non ancora pagato al nordafricano. I due si conoscono da tempo, però – secondo l’indagato – quel debito gli veniva rinfacciato continuamente, con minacce e prese in giro. E venerdì pomeriggio si era messo in mezzo anche un amico del tunisino: «Mi ha preso per il collo, dicendomi che se non pagavo dovevo sparire da Reggio». Palladino dice che le minacce a quel punto erano diventate troppe, da qui la decisione di andare a casa e prendere il coltello: «Ma non volevo ammazzarlo, solo spaventarlo e fargli vedere che non avevo paura. Ma le cose sono andate male, non mi sono nemmeno reso conto di averlo ferito così pericolosamente, non avevo sangue addosso». Nega di essersi poi cambiato a casa, inoltre di non aver avuto l’intenzione di fuggire: «Stavo uscendo di casa per costituirmi in questura».
La squadra mobile – coordinata nelle indagini dal pm Giulia Stignani – ritiene, invece, di essere arrivata appena in tempo, perché Palladino voleva lasciare la città per evitare le manette. Per gli inquirenti si è cambiato i vestiti, ha messo il coltello che la polizia ritiene l’arma del tentato omicidio su un davanzale, prendendo con sè un secondo coltello (viene ritenuto un uomo abituato a girare armato). Il tunisino di 33 anni vittima della furia di Palladino rimane in prognosi riservata, ma con un quadro clinico in miglioramento. L’ha salvato l’operazione d’urgenza eseguita dai chirurghi del Santa Maria Nuova. Il nordafricano è stato accoltellato al petto, vicino ad un capezzolo e a pochi centimetri dal cuore. Nonostante fosse in quelle condizioni, il tunisino aveva cercato di scappare, tamponandosi la ferita al petto con la mano, ma la copiosa perdita di sangue lo costringeva ad accasciarsi a terra. —
t.s.
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