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«Sentimmo lo schianto poi la scena infernale»

L.T.
«Sentimmo lo schianto poi la scena infernale»

Un testimone ricorda la caduta dell’elicottero Charlie Alpha Si schiantò su una sassaia 30 anni fa. Ieri la cerimonia

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Ventasso

Nella giornata di ieri a Ventasso Laghi è stato celebrato il 30esimo anniversario della tragedia della caduta dell’elisoccorso Charlie Alpha. Gli operatori economici di Ventasso Laghi, il Comune con la collaborazione di Tommaso Lupiccolo e Francesco Saporito hanno partecipato alla deposizione di fiori nel luogo dell’incidente: Lupiccolo e Saporito ora sono in pensione ma entrambi erano in servizio e presenti come carabinieri nella stazione di Ramiseto, al momento dell’incidente di 30 anni fa.

In ricordo della tragedia è stato lasciato un mazzo di fiori contenente, tra gli altri, quattro rose in memoria dei quattro caduti nella tragedia. Ieri pomeriggio a Parma, dalla cui elistazione proveniva il mezzo del soccorso, si è tenuta in diretta televisiva la commemorazione dell’evento con le forze armate, i medici i ed esponenti politici di Parma.

L’incidente si verificò il 18 agosto 1990, alle 8.20. L’elicottero si era alzato in volo per soccorrere un uomo ferito sul crinale. Nel tragico schianto persero la vita il pilota Claudio Marchini, il medico anestesista Annamaria Giorgio, gli infermieri Corrado Dondi e Angelo Maffei. Tra i testimoni della tragedia c'era il castelnovese Gabriele Colombani, che così l’ha raccontata: «La notte prima con altri tre amici avevamo dormito in tenda sulla cima del Ventasso. Quando ci svegliammo, eravamo circondati da una nebbia fitta, ed allora abbiamo deciso di scendere più in basso. Siamo arrivati fino al Lago Calamone. Anche lì c’era molta nebbia, e ad un certo punto abbiamo sentito il rumore di un elicottero». Le condizioni meteo erano fortemente avverse, ma nessuno si poteva aspettare quello che accadde di lì a poco. «Dal rumore si capiva che l’elicottero volava lentamente – prosegue Colombani – ma a un tratto si è sentito uno schianto e un fortissimo boato».

«Sono in mezzo ad una sfilacciatura di nebbia. Stiamo completamente dentro ad una nube»: erano state queste le ultime parole del pilota Marchini registrate prima dello schianto. Anche i quattro ragazzi capirono immediatamente che era successo qualcosa di molto grave. «Ci siamo subito rimessi in cammino, anche se non sapevamo per dove perché avevamo solo sentito questo boato ma non vedevamo nulla in mezzo alla nebbia. Siamo tornati fino alla cima del Ventasso, poi siamo ridiscesi sull’altro lato del monte, lungo la sassaia e ad un tratto ci siamo trovati proprio nel punto dell’impatto. Ricordo che avevamo portato con noi un kit di primo soccorso che avevamo in dotazione, ma appena siamo arrivati abbiamo capito che non sarebbe servito a niente. Era una scena terribile. C’era anche lì nebbia fitta, e poi le fiamme in diversi punti. E dappertutto, in una zona di almeno 70–80 metri, frammenti dell’elicottero, il più grande un pezzo della coda lungo circa 2 metri. Ricordo anche che la grande bombola di ossigeno, che allora era presente sui mezzi di soccorso, era stata scagliata a 30 metri di distanza. Fra tutti questi frammenti c’erano poi disseminati i resti delle persone che viaggiavano sul mezzo. Sembrava una scena infernale». —

L.T.

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