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Il paradosso 

Sezione soppressa e studenti sparpagliati così al liceo Ariosto spuntano classi pollaio

Jacopo Della Porta
Sezione soppressa e studenti sparpagliati così al liceo Ariosto spuntano classi pollaio

Mancano docenti per confermare la quarta A del classico: i 16 che la frequentavano ora andranno in tre classi da 27

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REGGIO EMILIA. Nell’anno della pandemia, mentre è in atto una corsa per trovare spazi aggiuntivi per consentire il distanziamento tra i banchi e si attendono nuovi docenti e bidelli per gestire la situazione di emergenza, si apprende che una classe di 16 studenti viene smembrata e distribuita in altre tre sezioni che, a seguito di questo travaso, salirebbero a 27 unità ciascuna.

Così, invece di risolvere il problema delle “classi pollaio”, se ne creano di nuove.

La singolare vicenda si registra al Liceo Classico Ariosto Spallanzani di Reggio e riguarda la classe III A, futura IV A. Da quanto si apprende, l’Ufficio scolastico territoriale non avrebbe concesso l’organico per mantenere il precedente numero di sezioni.

La notizia crea stupore perché va in senso contrario rispetto a quanto annunciato da più parti in questo periodo.

L’ufficio scolastico regionale ha ricevuto dal governo un extrabudget di oltre 60 milioni di euro, destinato ai docenti e al personale Ata (Amministrativo, tecnico e ausiliario). I sindacati reggiani a luglio avevano stimato in oltre mille unità il fabbisogno di personale aggiuntivo nella scuola reggiana per garantire la sicurezza.

Le risorse giunte da Roma consentiranno di assumere a tempo determinato non oltre 2.700 professori e bidelli in tutta Emilia-Romagna. Silvano Saccani, della Flc Cgil ha stimato in 250-300 persone l’incremento di organico per la nostra provincia, che si aggiungerebbe alle quasi 8mila unità in servizio l’anno scorso.

In questo contesto segnato dal virus, genitori e ragazzi tutto si sarebbero aspettati tranne che di finire in classi più affollate di quelle precedenti.

Per questo le famiglie hanno espresso la loro preoccupazione con una lettera alla dirigente scolastica Rossella Crisafi e al provveditore Bruno Di Palma.

La classe al centro della riorganizzazione ha 16 studenti, che saranno distribuiti in tre sezioni dove ora ve ne sono 26, 19 e 19. Il risultato finale di questa soppressione sarebbero dunque tre sezioni da 26, 27 e 27 studenti.

L’incremento fa sorgere dubbi sulla possibilità di rispettare il distanziamento.

Tra l’altro gli enti locali, tra cui il Comune di Reggio Emilia e la Provincia, sono stati protagonisti di un grande sforzo per trovare nuovi spazi dove far svolgere le lezioni in sicurezza. Nel caso della IV A del liceo classico, invece, il problema non c’era ma viene creato dall’accorpamento.

La soppressione di una classe ha tra l’altro l’effetto di dividere studenti che hanno condiviso tre anni insieme e allontanarli anche dai loro docenti. Una conseguenza che non mancherebbe di suscitare disappunto.

A venticinque giorni dalla prima campanella (che riguarda 65mila studenti reggiani), tutte le istituzioni che ruotano intorno al mondo della scuola sono impegnate in una vera e propria corsa contro il tempo per risolvere le tante questioni aperte relative agli organici, gli spazi per svolgere le lezioni, i servizi di trasporto, i test sierologici, gli aspetti logistici legati agli ingressi e alle uscite dagli istituti e tanto altro.

Il tutto in un contesto dove la pandemia di Covid non è finita.

Ieri intanto il Comitato tecnico scientifico ha reso noto che i bambini e i ragazzi sopra i sei anni dovranno usare la mascherina in classe. Ovviamente la mascherina sarà abbassata durante una interrogazione, a mensa o mentre si farà ginnastica, ma l’indicazione generale è di usarla.

Il Comitato ha esaminato anche il documento elaborato dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l’Inail che stabilisce come andranno affrontati i casi di contagi a scuola. «Che sicuramente ci saranno – dice il coordinatore del Cts Agostino Miozzo – abbiamo otto milioni di studenti e due milioni di persone che lavorano, non possiamo immaginare che non avremo un caso, due casi o dieci casi. Questo è quasi una certezza. Ma il caso non vorrà dire chiudere le scuole di un Paese, della regione o della provincia, ma bisognerà di volta in volta esaminare il contesto, la specifica situazione e se necessario mettere in quarantena una classe o, nel caso, l’intera scuola». —

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