Siamo noi cattolici a difendere il diritto a nascere dei pro-aborto
Roberta Rigon interviene a difesa delle parole del vescovo Camisasca «L’obiettivo dei promotori della 194 non era eliminare rischi di salute»
L’INTERVENTO
ROBERTA RIGON*
La storia delle peregrinazioni di città in città alla ricerca di strutture in cui ci siano medici non obiettori è una fake news già smascherata e svergognata da tempo. La governatrice dell’Umbria ha semplicemente applicato il protocollo in vigore fino all’intromissione a gamba tesa del ministro Speranza. Sono le Regioni di sinistra che da tempo hanno permesso la scellerata somministrazione della Ru486 in day hospital che hanno disatteso i protocolli, senza tenere in considerazione le probabili complicanze cliniche, le possibili problematiche e le sicure ripercussioni psicologiche.
Scellerata perché a nove settimane di gestazione il feto è già molto formato e la donna si troverà sola e impreparata, dopo atroci dolori, a espellere in un momento imprevedibile suo figlio e con molta probabilità lo vedrà e lo riconoscerà. Come chiaramente descritto dal dott. Giuseppe Noia, ginecologo e docente di Medicina prenatale al Policlinico Gemelli di Roma: “La Ru486 genera una serie di contrazioni dolorosissime. A sette-nove settimane la placenta è ancora più coesa con l’utero, e quindi l’entità emorragica è maggiore. Il figlio è formato in maniera incredibile, anche nei suoi movimenti, perché ha il sistema nervoso, un peso importante, ha occhi, orecchie, gambe, braccia e bocca, dita di mani e piedi visibili».
Il tutto senza sapere se avrà espulso tutto il necessario a preservare la sua salute. Veramente vogliamo tacere sulle infezioni, sui raschiamenti comunque necessari e sulle ripercussioni psicologiche? Veramente vogliamo mettere la vita delle donne così a rischio?
La verità è che fa comodo tacere questi gravi aspetti che se adeguatamente conosciuti farebbero crollare il ricorso alla Ru486 dal 20% a percentuali irrisorie. Fa comodo perché l’obiettivo di incentivare il ricorso alla Ru486 è dettato solo da interessi economici derivanti da risparmio di spesa sanitaria e dall’idea falsa e pericolosa che sia più facile, meno impattante e sbrigativo abortire così. Il day hospital non garantisce l’adeguata assistenza! Abortire con la Ru486 è abortire in solitudine, in un luogo indefinito e casuale, quindi non asettico, in condizioni pericolose per la salute della donna. Ora, dopo tanti anni, finalmente esce allo scoperto il vero obiettivo dei promotori della 194: facilitare in maniera ideologica l’accesso all’aborto, non eliminare i rischi di salute e agevolare la maternità consapevole! Non basta aver incentivato l’uccisione di nuove vite, no, per perseguire ulteriormente gli obiettivi di falsa libertà oggi le stesse persone sono disposte a mettere a rischio la vita delle donne. Questa è cultura della morte, ha ragione il Vescovo Camisasca!
Cari pro aborto, se non aveste ricevuto il dono della vita non potreste nemmeno parlare così! Pensate che assurdità: siamo noi cattolici che difendiamo il vostro diritto a nascere a ad esprimere idee così mortifere! —
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