Con le scuole da riaprire mi sembra che si cerchi già un motivo per chiuderle
Come insegnanti e famiglie stiamo vivendo un senso di smarrimento E come non pensare ai nostri figli accalcati come bestie sui bus?
LA LETTERA
Annalisa Filippini*
Sono una mamma, un’insegnante precaria, ho vissuto questi mesi cercando di svolgere con determinazione, serietà e con la razionalità che, mi permetto dire, solo le donne sanno sfoderare in certe situazioni, entrambe le mie “occupazioni”. Ho cercato di stare vicino ai miei alunni e ai miei figli, di informarli ma di rassicurarli, di sostenerli in un cambiamento repentino di vita quotidiana che è stato pesante per tutti noi ma per loro, data l’età, molto di più.
Diverse volte in questi mesi ho provato una certa indignazione nel vedere come la scuola fosse lasciata sullo sfondo… Le scuole erano chiuse e quindi il problema poteva attendere... Poi un improvviso risveglio fatto di proclami, stanziamenti, lezioni morali sull’importanza della scuola, il tutto condito da espressioni serie e contrite da parte di coloro che se ne facevano portavoce.
Sono stati, frettolosamente banditi i concorsi, non uno, ma tre, ovviamente senza ancora sapere come poterli svolgere per rispettare le norme anti-pandemia, si è detto che la scuola sarebbe ripartita per tutti a settembre, si è come al solito fatto l’elenco di tutte le misure e gli sforzi messi in campo.
Allora come mai chi lavora nella scuola, ma purtroppo anche tutti coloro che hanno dei figli, vivono in questi giorni un profondo senso di incertezza, di smarrimento?
Forse perché in realtà tutti questi sforzi non sono stati percepiti o forse perché, in nome dell’autonomia regionale e scolastica, tanti problemi sono stati scaricati sulle Regioni e sugli Istituti scolastici in tempi tardivi e con poche risorse o forse ancora perché chiunque voglia vedere la situazione in modo un po’ più lungimirante sa perfettamente che la realtà è molto più complessa di come viene descritta.
Al di là del banco singolo, del distanziamento, resta la quotidianità all’interno della scuola, il fatto che essa sia relazione, scambio, crescita comune e che se si toglie questo rimane la sola e triste trasmissione di contenuti.
Altresì, e non meno importante, la questione dei trasporti pubblici: saranno distribuiti i soliti voucher ma non sono state annunciate misure straordinarie necessarie per garantire che tutti gli studenti possano salire sui mezzi pubblici in modo sicuro, perché ciò comporterebbe inevitabilmente l’aumento delle corse e del numero dei mezzi... Da mesi gli autobus girano completamente deserti e ora che inizia la scuola i genitori dovranno di nuovo pensare che i propri figli salgano sull’autobus accalcati come bestie?
Si è annunciato che passati questi mesi l’Italia era pronta, la scuola aveva varato diversi piani per fronteggiare tutti gli scenari possibili eppure si ha la sensazione che, a scuole ancora da riaprire, si cerchi già un motivo per chiuderle e questo sarebbe una privazione gravissima per migliaia di bambini e ragazzi, per migliaia di nuclei familiari e per un innumerevole numero di donne che, ancora una volta, dovranno gestire l’emergenza all’interno delle loro famiglie...
Se è stata plausibile la chiusura delle scuole nel periodo più buio della pandemia, ora non è più accettabile: si è voluto, negli anni, che ogni singola scuola diventasse una piccola azienda in cui trovare e gestire i fondi necessari per i propri progetti e allora la si consideri tale: un’attività economica, forse la più importante per il futuro di questa Nazione che ha così tanta fame di talenti ma non riesce a mettere in campo gli strumenti per formarli e crescerli e soprattutto per tenersi stretti! —
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