D’Apote richiamato dall’Ausl «Attenti, perché non è finita»
Il medico pensionato ancora in servizio al drive in dei tamponi al Santa Maria «Da quando ho iniziato fatti a migliaia, è importante farli in modo corretto»
Elisa Pederzoli
REGGIO EMILIA
Il dottor Antonio D’Apote torna in prima linea. Lo storico medico di base di Bagnolo che a 69 anni, lo scorso mese di marzo, si è messo a disposizione dell’Ausl di Reggio per dare una mano nel momento peggiore dell’emergenza sanitaria, è stato “richiamato” dalla direzione generale. «Mi hanno detto che c’è ancora bisogno di me, io ho detto che sono pronto. Il mio contratto, semestrale, scadrebbe i primi di settembre ma al 30 giugno mi avevano detto che potevo staccare. Ora, con ogni probabilità, mi verrà rinnovato per altri sei mesi – racconta – Tutti, ormai, si aspettano una seconda ondata».
L’unico medico in pensione a essere tornato volontariamente in servizio in provincia di Reggio per dare una mano, non si tira indietro. Nemmeno stavolta.
Di cosa si occupa?
«Sono stato quello che all’inizio ha aperto il drive in per i tamponi al Santa Maria Nuova e da due giorni sono tornato lì. E spero anche di chiuderlo. Ho sulle spalle migliaia di tamponi fatti nei mesi scorsi. Adesso, sono soprattutto ragazzi di ritorno dalle vacanze in Croazia a venirselo a fare. Il contagio va fermato subito e, in questi giorni, ne abbiamo ricominciati a fare tantissimi. Pensi a settembre cosa succede se a una persona viene la febbre? Bisogna sapere subito se si tratta di Covid o no. L’unico modo è fare i tamponi, tenuto conto che devono essere fatti con tutti i crismi e le procedure necessarie perché anche un falso negativo vorrebbe dire mettere in giro una persona contagiosa. Di falsi positivi, invece, ce ne sono davvero molto pochi. In questi mesi, si è parlato di tutto ma non di quanto è importante fare bene i tamponi».
Come è la situazione al momento?
«Non si può parlare di emergenza in senso stretto, ma di emergenza socio-economica sì. Cosa succede se un bambino si ammala, la scuola chiude, il genitore deve stare a casa dal lavoro, chiudere l’attività... È un problema serio. Tenuto conto che oggi il virus sta circolando con degli asintomatici. Come quello che succedeva tra dicembre e gennaio scorsi e nessuno se ne era accorto, dopo di ché è scoppiato. Il timore è che ora ci siano sottotraccia migliaia di contagiati. Noi scopriamo solo quelli che vengono a fare il tampone. Vediamo cosa succederà. Nessuno ha la risposta. Ma bisogna essere pronti con i dispositivi, le attrezzature ospedaliere, i reparti di rianimazione. Ora, l’età media si è abbassata. Prima era 81 anni, ora 38. È anche vero che i tamponi si fanno solo sui giovani e che gli anziani stanno più protetti. Ma non dimentichiamoci che a Padova c’è una bambina di 5 anni in rianimazione».
A differenza di marzo, oggi anche rispetto alle ordinanze o alle misure di contenimento, come l’uso delle mascherine, ci sono anche molte più proteste e resistenze.
«È qualcosa che paghiamo! Come le discoteche piene di gente ammassata. Il virus ci sguazza, dice: “Guarda che fessi che sono gli umani...”. Ogni essere vivente che abita questo pianeta ha come unico scopo riprodursi e anche il Coronavirus: non ci ammazza tutti sennò morirebbe anche lui. Noi solo quando avremo il vaccino potremo sentirci abbastanza sicuri. Anche perché oggi le terapie sono ancora sperimentali, non esiste ancora qualcuno che dice: “È questa la terapia per il Covid”. Quindi, bisogna stare attenti, perché non è finita». —
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