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La destra a spasso per la città rossa. Ribattezza “Cavour” la piazza dei Martiri

STEFANO SCANSANI
La destra a spasso per la città rossa. Ribattezza “Cavour” la piazza dei Martiri

Il contrattacco nostalgico di fratelli d’italia. Bernini contro Mescolini. Botte non a destra, solo a manca. L’ex imputato-prosciolto di Aemilia presenta il suo libro 

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VERBA VOLANT

STEFANO SCANSANI

Piatto ricco, mi ci ficco. La formazione politica più attiva nell’approfittare del caso Palamara e quindi della chat con Mescolini, è Fratelli d’Italia. Non v’è giorno che a Reggio Emilia il partito della Meloni non dia botte non a destra, ma più che altro a manca (sinistra): il portavoce Marco Eboli aveva chiesto le dimissioni di Marco Mescolini e oggi porta nella nostra città l’esponente di Forza Italia Giovanni Paolo Bernini, parmigiano, autore del libro “Storie di ordinaria ingiustizia”.

Perché Bernini sotto il rullo compressore del procuratore ci è passato: fu un imputato dell’infinito processo Aemilia del quale Mescolini rappresentò, appunto, la pubblica accusa. E, quindi, i ricorrenti conversari online tra Palamara e Mescolini sulla copertura della Procura di Reggio, ora diventano l’arma del contrattacco di Bernini.

Botte a manca, non soltanto contro il Pd che secondo le interpretazioni degli avversari e detrattori sarebbe stato l’ambito di riferimento di Palamara e quindi a cascata di Mescolini, ma perché proprio manca. Il comunicato di Fratelli d’Italia manca di qualcosa.

Leggendolo si incappa innanzi tutto in un errore doloso, cioè cercato: la piazza dove si svolgerà oggi la conferenza stampa sul “caso Mescolini” è chiamata Cavour e non Martiri del 7 Luglio. Cioè con il nome precedente. È una specie di grottesca restaurazione occasionale destrorsa dello stradario reggiano, perché Fratelli d’Italia probabilmente disconosce le cause socio-politiche degli scontri di sessant’anni fa e dell’uccisione da parte delle forze dell’ordine di cinque operai iscritti al Pci: Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli.

Quella odierna, perciò, è un’occasione revanscista, di rivincita. Anche in forma nostalgica. Il comunicato infatti invita i partecipanti “presso il bar, all’aperto, Dei Teatri”, che è a poca distanza dal bar Cavour… Si tratta di un ritorno al passato, che forse nel subconscio degli estensori dell’invito riporta al “buon tempo antico” della gioventù propria. Quando però Reggio era governata dai comunisti, quelli veri. Mah…

Come scrivevo, si tratta di errori dolosi. In un’altra porzione del comitato si legge che il libro dell’ospite-relatore-scrittore Bernini non è altro che “la storia dell’autore, il quale fu inquisito dall’attuale procuratore capo di Reggio Emilia Marco Mescolini, per reati infamanti, di cui però ne uscì assolto per ben due volte”. Orbene, scartabellando l’esaustivo libro del collega Tiziano Soresina “I mille giorni di Aemilia – Il più grande processo al Nord contro la ’ndrangheta” (Aliberti, 2019), trapela altra realtà processuale. I reati che erano stati imputati a Bernini furono prescritti (non perseguibili perché fuori tempo massimo) in primo grado e quindi prescritti definitivamente in appello. Niente Cassazione, dunque. Molto specifico Soresina, a pagina 585: “Prosciolto, invece, Giovanni Paolo Bernini – ex assessore di Centrodestra a Parma – perché l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa è stata derubricata in corruzione elettorale, reato ormai prescritto”.

Il libro è edito da Mediolanum ed esibisce la prefazione di Vittorio Feltri. Che scrive: “Bernini ci mostra come proprio l’apparato giudiziario che dovrebbe procedere in modo analitico, sia corrotto dal virus del pregiudizio. Certe indagini vengono condotte in un certo modo perché si ha già in testa che debbano condurre a certe verità già date per assodate. Un po’ quello che accadeva nei tribunali dell’Inquisizione. Siamo ancora fermi lì. Ed ecco che si dà per scontato che una certa compagine politica sia sempre e solo corrotta, un’altra sempre e solo immacolata…”.

Solo tre giorni fa i vertici del Pd scrivevano: “L’attacco violento portato da più parti al procuratore della Repubblica è emblematico di una cultura politica e di un lessico che non riguardano la cultura democratica di queste terre”.

Sai che spasso per l’ultradestra penetrare oggi nel cuore motore della “città più comunista che c’è”, a 240 metri dal municipio e a 1.200 dal palazzo di Giustizia? —

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