Calcio, il protocollo frena i dilettanti e tutta l’attività dei settori giovanili
Sembra impossibile poter mantenere il distanziamento tra regole rigide, spogliatoi troppo piccoli e impianti vetusti
REGGIO EMILIA
In questi giorni, in cui l’attenzione degli enti locali, delle famiglie e degli Istituti scolastici è concentrata soprattutto sulla ripartenza delle lezioni, c’è un altro problema – di cui si dibatte meno – che riguarda migliaia di praticanti del gioco del calcio, dagli amatori al settore giovanile, dai dilettanti ai semplici appassionati, e che sembra di difficile soluzioni, soprattutto per quanto riguarda le società più piccole, con meno disponibilità economiche.
È stato da poco pubblicato, dalla Lega nazionale dilettanti, il protocollo sanitario emanato dalla Figc e – nonostante alcune squadre abbiano iniziato la preparazione, soprattutto di serie D e anche d’Eccellenza – traspare in modo evidente l’impossibilità per tutte le società che praticano calcio giovanile ma anche per chi partecipa ai campionati agonistici (dall’Eccellenza alla Terza categoria) la difficoltà di applicare con rigore queste norme.
Nelle categoria inferiori dei dilettanti pensano già ai raduni (e qualcuno addirittura ai ritiri) ma forse dirigenti e calciatori non hanno ben presente cosa li aspetta.
Partiamo da un presupposto: i tifosi non possono assistere agli allenamenti, forse alle amichevoli ma la regola dei 1000 tifosi in tribuna, ovviamente distanziati, in base al decreto della Regione Emilia Romagna, non vale per il campionato ma solo per eventi individuali.
Proviamo ad entrare nelle pieghe di questo protocollo. Occorre sanificare ogni volta gli ambienti, cioè palloni, spogliatoi e docce. È necessario misurare la temperatura a tutti i tesserati e al gruppo squadra, sotto la responsabilità di un dirigente (anche non medico) che deve segnare orario d’ingresso e di uscita, con il singolo giocatore che deve firmare l’autocertificazione in cui dichiara di non avere sintomi da Covid. Fin qui si tratta di un aspetto burocratico, impegnativo ma tutto sommato possibile.
Più difficile, per non dire impossibile, garantire il distanziamento di un metro negli spogliatoi e sotto la doccia. Poche società che praticano attività di base o anche agonistica sembrano nelle condizioni di disporre di impianti di gioco con tanti spogliatoi per consentire l’accesso ai propri tesserati. Men che meno alla squadra avversaria, se azzardiamo la partenza dei campionati.
Dato che una squadra è composta da almeno 20/25, giocatori per mantenere il distanziamento occorrono almeno tre o quattro spogliatoi e soprattutto occorre fare i turni sotto la doccia. Il che significa che, dopo un allenamento, l’ultimo può fare la doccia dopo un’ora. Per non parlare delle partite, soprattutto nel periodo invernale.
Ovviamente tutti gli indumenti devono essere messi in un armadietto o nella borsa, non possono rimanere appesi ma è necessario che siano isolati. Non ci possono essere indumenti in comune, quindi niente lavanderia o guardaroba per i giocatori. Nemmeno le casacche possono essere comuni, tutto deve essere personalizzato e mantenuto separato. Se poi pensiamo alle realtà del settore giovanile è quasi impossibile rispettare questo protocollo, perché il numero degli atleti cresce in modo esponenziale.
Oggi come oggi molte società che svolgono attività giovanile si sono limitate ad allenamenti di gruppo con una attività di tecnica di base in attesa di uno spiraglio di luce. Lo stesso concetto vale anche per le società professionistiche come la Reggiana, perché è impossibile rispettare questo protocollo quando tutto il vivaio granata (dieci squadre) inizierà la stagione a pieno regime. Non ci sono le strutture necessarie.
Vi è poi un altro aspetto, a volte trascurato ma che indurrà molte società a non iniziare a stagione: la responsabilità, anche penale, è del presidente della società.
In queste settimane le società dilettantistiche reggiane hanno pensato al calcio mercato, a programmare la stagione ipotizzando un cambiamento del protocollo ma per il momento questa è la realtà e difficilmente potrà essere cambiata a livello regionale, anche se lunedì 24 agosto e poi mercoledì 26 sono in programma a Bologna due assemblee delle società dilettantistiche per fare il punto e chiedere una revisione di queste norme. In queste assemblee si parlerà anche degli eventuali format dei campionati che, al momento, sono stati messi nel limbo: ipoteticamente si parla di tre gironi di Eccellenza con solo 2 promozioni e 5 retrocessioni per ogni raggruppamento. Per il campionato di Promozione sono 6 gironi con 4 promozioni e 5 retrocessioni. Prima, Seconda e Terza categoria non sono pervenute, a dimostrazione dell’incertezza che regna anche a livello di Comitato regionale della Figc. —
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