La fusione “forzata” vissuta come scippo del tesoretto creato dai reggiani
A maggio aggiunti 3,7 milioni per arginare la crisi da Covid Ma il bazooka ora potrebbe finire in mano a un commissario
Enrico Lorenzo Tidona
REGGIO EMILIA
I reggiani hanno caricato il loro bazooka a suon di milioni messi in campo in via straordinaria dalla Camera di Commercio per alleviare almeno in parte - e in chiave locale- le pene delle imprese dopo il lockdown. Ma a puntarlo potrebbe essere ora qualcun altro, vale a dire un’ente camerale fuso con Parma e Piacenza o da un commissario che rimpiazzerebbe il consiglio formato da 28 membri eletti tra le categorie economiche. Un balzo previsto dal “decreto Agosto” che impone agli enti camerali di procedere con gli accorpamenti previsti dalla riforma voluta nel 2016 dal Governo Renzi, pena il commissariamento. Una fusione forzata difficile da mettere in piedi, soprattutto di questi tempi. Per Reggio vale poi anche quanto stabilito dallo stesso testo, come denunciato da Matteo Caramaschi di Confcooperative, e cioè la decadenza – entro 30 giorni - degli attuali organi (scaduti) e la nomina, sentita la Regione, di un commissario.
Un boccone difficile da digerire in questo 2020, anno della frenata causata dal Covid. Le imprese reggiane lo sanno bene e attraverso il loro parlamentino economico, vale a dire la Camera di Commercio, hanno già deciso di “svenarsi” aumentando gli interventi economici erogati dall’ente per 3,7 milioni di euro. Risultato: l’anno sarà chiuso con la gestione in perdita per 2,4 milioni vista la sterzata impartita al bilancio di previsione nel maggio scorso, in pieno picco di contagi e dopo il lockdown, tramite un aggiornamento. A inizio anno era prevista una chiusura di bilancio 2020 in sostanziale equilibrio ma in tempi incerti servivano azioni drastiche. Un rischio calcolato e possibile grazie al tesoretto messo insieme negli anni dall’ente camerale reggiano grazie ai soldi versati dalle imprese stesse tramite i diritti annuali (6,6 milioni previsti per il 2020, in crescita di 1,1 milioni per l’incremento del diritto annuale del 20%), oltre ai diritti di segreteria (2,8 milioni), in picchiata questi invece di 800mila euro proprio per la «riduzione degli introiti per diritti di segreteria in base al blocco delle attività conseguente alle disposizioni per far fronte all’emergenza covid 19», come viene riportato nel bilancio.
Le associazioni di categoria che siedono nel consiglio della Camera di Commercio hanno quindi caricato il bazooka reggiano, ma probabilmente dovranno lasciarlo in mano a qualcun altro se, come sembra probabile, l’ente verrà commissariato.
In realtà il consiglio camerale reggiane è scaduto da tempo ma è rimasto in attesa dell’avvio della riforma. Nella riunione del maggio scorso, improntata all’aggiornamento del bilancio per attutire l’effetto del Covid, il presidente Stefano Landi aveva ricordato che il bilancio 2019 si era chiuso con un avanzo di amministrazione pari a 739mila euro. «Gli avanzi economici patrimonializzati derivanti dagli esercizi precedenti, al netto degli avanzi vincolati, sono pari a 6,3 milioni di euro», riporta la nota. Un tesoretto generato dalle imprese reggiane e non eroso dai costi di gestione dell’ente camerale locale, che è considerato virtuoso nella gestione ma che - ed è questa la paura delle imprese - potrebbe risultare miope nell’azione locale dopo la fusione forzata tra le tre province. —
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