Gazzetta di Reggio

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Baggianate, veleni e ironie per quel titolo sul Covid

Leonardo Grilli
Baggianate, veleni e ironie per quel titolo sul Covid

Negazionisti, insulti, complotti ma anche ragionamenti seri. Decine i commenti su Facebook alla foto della prima pagina postata ieri. Eccone una sintesi

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REGGIO EMILIA. Oltre cinquanta commenti, più di 150 condivisioni. E all’interno di questo calderone insulti, minacce, ragionamenti, baggianate e riflessioni sensate. Il post pubblicato ieri mattina sulla nostra pagina Facebook con l’abituale foto della prima pagina della Gazzetta è stato decisamente più movimentato del solito. A scatenare la ventata social è stato il titolo che ha aperto l’edizione cartacea della domenica: “Il ritorno del Coronavirus. Al Santa Maria Nuova riapre la terapia intensiva”.

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Un rimando alla notizia pubblicata a pagina 13 – all’interno di due pagine di approfondimento dedicate al Covid – in merito al bilancio quotidiano dell’epidemia e al ricovero, per la prima volta dopo quasi tre mesi, di un contagiato in rianimazione. Titolo in prima che tuttavia da alcuni non è stato capito, non è stato accettato o è stato preso da più di qualcuno, all’interno di commenti pubblici e quindi riportabili, come pretesto per negare la stessa esistenza del Coronavirus.

Le critiche al titolo. Lorena Algeri, ad esempio, scrive: “Non ha mai chiuso la terapia intensiva, anche perché le molte altre patologie sono rimaste tali e quali...”. Osservazione alla quale ha risposto Giulia Albanese, che precisa: “È la terapia intensiva classica che non ha mai chiuso mentre la terapia intensiva dedicata al Covid aveva chiuso e adesso sembra che sia stata riaperta”. A placare la discussione interviene però la funzione conciliatrice del giornalismo: entrambe trovano la riappacificazione nel considerare il nostro “titolone” come “sbagliato”.

Sulla stessa linea anche Angela Morani, che commenta: “Smettetela di dare certe notizie cercate di essere seri la terapia intensiva non chiude mai purtroppo basta fare allarmismo”. A lei replica Ilaria Bertolini che, spazientita, spiega: “Ma Dio santo. La terapia intensiva non ha mai chiuso, ma qui si parla di terapia intensiva Covid 19. Bisognerebbe attivare il cervello signora. Avranno un’area dedicata a trattare malati Covid, anche perché notoriamente estremamente infetti”. Ma il dibattito muore con un secco “basta non se ne può più” della Morani, che nel dubbio ci sta sempre bene.

Più esteso e ragionato, infine, il commento di Kira Bottazzi: “A tutti quelli che scrivono che la terapia intensiva è sempre aperta o che era chiusa per altri, colleghiamo un po’ il neurone. Si parla di terapia intensiva Covid che era stata chiusa dopo l’ultimo paziente dimesso. Ora quella stessa terapia intensiva è stata riaperta. Probabilmente o hanno già casi gravi o prevedono che ci saranno. Da frequentatrice dell’ospedale, penso sia la seconda. Tutti i medici già parlavano di seconda ondata da ottobre, ma probabilmente ci sono altri fattori che lo hanno fatto partire prima”.

Lauree in medicina. La foto della prima pagina di ieri ha scatenato anche una seconda tipologia di commenti. Quelli di chi entra nel merito di questioni mediche spesso senza avere le competenze necessarie per farlo con correttezza. In questo filone si inserisce la finta domanda provocatoria di Adelina Anastasi: “Vorrei capire come fanno a distinguere i sintomi di una comune influenza da quelli del corona virus!!? Anti-influenzali a go-go”.

A lei risponde ironica Giacinta Munari (“Aver studiato medicina ed essersi presi una specializzazione adeguata in una vera Università, escludiamo quindi quella della vita/strada e pure Google, aiuta parecchio”), mentre più seria è la replica ancora di Ilaria Bertolini: “Queste cose non si possono leggere. Ma lei dov’era in questi ultimi mesi, in un bunker sotto terra? Se vuole glielo spiego io che sono stata malata Covid per 55 giorni. Anti influenzali? Pensi un po’ che io il vaccino antinfluenzale l’ho fatto e a marzo ero ko da Covid”.
Parole che dovrebbero metter fine a qualunque polemica, di fronte alla testimonianza di una persona che ha vissuto sulla propria pelle la malattia cosa mai vorrai obiettare?

E invece ci prova Christian Filia, che replica alla Bertolini in questo modo: “Appunto, solo dopo il vaccino, ha appena dato conferma a ciò che molti hanno detto e scritto, la maggior parte delle persone morte son morte perché precedentemente vaccinati (quindi la causa sarebbe il vaccino? ndr), magari di una certa età e con delle patologie in essere, non si muore di corona virus, a meno che uno non te lo voglia far credere”.

Ed evidentemente ci ha creduto per molto tempo anche lo stesso Filia che, ad esempio, il 10 marzo postava sul suo Facebook la foto profilo pubblica con “#iorestoacasa”, spiegando: “Spero che la gente capisca e rispetti il minimo che viene suggerito per evitare il conteggio (leggi contagio, ndr), altrimenti la vedo brutta un po’ per tutto, noi nel nostro piccolo, facciamo il possibile, ma purtroppo c’è troppa gente che non ha capito un ca***”. Eh già…

Complottisti. Capitolo a parte merita un commento nella più pura tradizione complottista un tanto al chilo di Ely Ely, probabile profilo fake: “Avete mai visto un politico in terapia intensiva?... meditate gente prima di parlare…! Svegliatevi vi hanno fatto il lavaggio del cervello e tra un po’ col vaccino ci manovreranno ancora meglio come dei burattini!”.

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