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il business illegale del miele 

Arnie rubate, summit fra Arma e apicoltori

Tiziano Soresina
Arnie rubate, summit fra Arma e apicoltori

I carabinieri chiedono denunce tempestive dei furti. L’Associazione: «Incontro proficuo, pianificate le contromisure» 

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Tiziano Soresina

REGGIO EMILIA

I ricorrenti furti di arnie sul nostro territorio – quest’anno sarebbero sinora circa 150 quelle arraffate – hanno di recente reso necessario un incontro, in caserma, fra alcuni vertici reggiani dell’Arma (il tenente colonnello Stefano Bove che comanda il reparto operativo e il maggiore Adriano Bruni che guida il gruppo forestale dei carabinieri) e Roberto Reggiani come presidente dell’associazione in zona più rappresentativa degli apicoltori di Reggio Emilia e Parma (420 iscritti) e che in una lettera aveva, in marzo, lanciato un sos al comando provinciale dei carabinieri.

«Con la seguente lettera sono a denunciare il reiterato e continuo furto di alveari di proprietà di numerosi soci – ha scritto il presidente dell’Associazione apicoltori Reggio-Parma, rivolgendosi ai carabinieri – e dalle segnalazioni raccolte sembra che questa pratica si stia diffondendo in maniera smisurata ed onde evitare ulteriore peggioramento del fenomeno sono a richiedervi la gentilezza di potere diffondere tale notizia a tutte le autorità competenti sull’intero territorio provinciale. Chiederei altresì – ha concluso – il vostro prezioso intervento nel controllo di furgoni o camion che trasportino questi materiali e soprattutto un’azione di vigilanza durante i vostri pattugliamenti notturni».

Ora questo summit divenuto sempre più urgente.

«Un incontro importante e costruttivo – commenta il presidente Reggiani – che esprime come ci si stia, insieme, tirando su le maniche per affrontare questo problema dei furti divenuto sempre più pressante. E per contrastare i ladri di arnie ora vengono messe in campo delle contromisure, a partire da un maggiore coordinamento fra la nostra associazione e i carabinieri, dando indicazioni per poter effettuare controlli più stringenti. Ovviamente per monitorare meglio il fenomeno – rimarca Reggiani – invitiamo gli apicoltori a denunciare i furti, anche se sono di poche arnie, perché tutto serve alle forze dell’ordine per capire come muoversi ed intercettare chi agisce spesso di notte e dopo una serie di sopralluoghi».

Da quanto “filtra” su questi raid, ad entrare in azione è gente esperta che ha dimestichezza con le api e sanno come non volino al buio, inoltre devono avere opportune protezioni (guanti e maschera) perché spostando le arnie, le famiglie di insetti posso agitarsi ed uscire. Insomma, l’identikit è di apicoltori che hanno abbracciato l’illegalità, non necessariamente giunti da fuori provincia per rubare ai colleghi. Da capire, però, se agiscono da soli o fungono da supporto a bande organizzate (perché far sparire decine di arnie occorrono braccia e almeno un mezzo capiente).

Sulle contromisure è strategico che i carabinieri forestali siano ora dotati di un’accurata mappatura degli apicoltori e di dove tengono con precisione le arnie nonché quante sono.

Perché gli spostamenti di arnie possono essere la “spia” – durante un controllo stradale dei militari – che qualcosa non va.

Poi fungono da contrasto la videosorveglianza (telecamere che controllano l’area dove si trovano gli alveari), dispositivi satellitari (piccoli gps all’interno della “casetta” che tracciano il percorso nel caso l’arnia venga spostata), la marchiatura a fuoco con acronimo del proprietario degli elementi che costituiscono l’arnia stessa, polizze assicurative. —

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