Gazzetta di Reggio

Reggio

il diritto all’aborto 

Il dibattito sulle parole del vescovo «La 194 espressione di civiltà»

E.Spa
Il dibattito sulle parole del vescovo «La 194 espressione di civiltà»

Fra Delrio e il Pd reggiano anche il sindaco interviene  sulle dichirazioni di Camisasca che intanto scrive ad Avvenire sul «parlar con equilibrio»

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA

Da una parte l’ex sindaco, ex ministro e attuale capogruppo dem alla Camera, Graziano Delrio, che ha difeso il vescovo anche dai “suoi”, ovvero dai dem reggiani che hanno criticato il messaggio di monsignor Camisasca sull’aborto terapeutico. Da un altro lato, Gigliola Venturini, presidente dell’Assemblea provinciale del Pd, secondo la quale da Camisasca sono arrivate parole «inaccettabili», in una lettera sottoscritta anche dalla Conferenza Donne Democratiche di Reggio. Due posizioni antitetiche all’interno dello stesso partito. Ma da che parte sta il sindaco, Luca Vecchi? «Io credo da sempre che la 194 sia una grande conquista di civiltà, espressione di una visione progressiva della persona e della donna, ho compreso e condiviso la decisione del ministro Speranza. Però osservo un fatto, la lunga marcia dei diritti, delle donne, dei lavoratori, delle minoranze, è sempre fatta di momenti di conflitto franco e aperto ma anche di momenti di dialogo e ascolto reciproco, di confronto tra diversità». Per Vecchi, «questo è stato lo spirito educato e laico con cui mi sono ben rapportato con il vescovo Camisasca in questi anni, ma questo è anche il modo con cui questa città ha saputo essere avanguardia nazionali su tante battaglie inerenti i diritti delle persone, anche negli anni recenti».

LA NUOVA LETTERA DI CAMISASCA

Sulla discussa presa di posizione, è intervenuto nuovamente lo stesso vescovo Camisasca, attraverso una lettera pubblicata su Avvenire con il titolo di “(Scripta manent) Vescovi chiamati a parlar chiaro con equilibrio e misericordia”. «Un buon numero di fedeli mi scrive: “Perché voi vescovi parlate così poco, intervenite così raramente sulle questioni che turbano la nostra coscienza, sulla deriva anti-umanistica che in tema di aborto, eutanasia, identità sessuale ecc. sta producendo un cambiamento antropologico devastante?”. Naturalmente è un mio riassunto, ma veritiero, delle lettere e messaggi che ricevo – scrive Camisasca – Non si tratta di credenti ai confini dell’ortodossia, di vittime di polarizzazioni (come oggi purtroppo accade), di oppositori del Papa. No, sono credenti che pongono una domanda a cui dobbiamo rispondere. Innanzitutto: è vero che i vescovi parlano poco?».

Secondo Camisasca, «i giornali, i canali televisivi, i siti web registrano spesso solo le notizie sensazionali. Se sei moderato, riflessivo, se vuoi informare e non solo scandalizzare, è difficile che ti riprendano. Per questo i vescovi compaiono poco sui giornali. Ci sono, è vero, i settimanali diocesani, ma hanno poca audience. C’è Avvenire: noi vescovi dovremmo curarcene e utilizzarlo di più per far giungere la nostra voce. Ma occorre parlare anche sui giornali locali». Per il vescovo, «il popolo non vuole solo il comunicato della Conferenza Episcopale. Desidera sentire la voce del proprio Pastore. A riguardo del Papa, penso che ci sia stato un fraintendimento, forse favorito da qualcuno. Abbiamo inteso l’invito del Papa a non soffermarci solo sui principi non negoziabili, come un invito a tacere su di essi. Invece il Papa parla e insegna a parlare. Dobbiamo rinnovare la vicinanza al nostro popolo (“l’odore delle pecore”) attraverso un giudizio equilibrato e misericordioso sui fatti di ogni giorno che non taccia di fronte alla mentalità del mondo. Il nostro popolo sono i poveri e amare i poveri è anche aiutarli a riconoscere il bene e il male nella vita presente». —

E.Spa

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google