Danni ok in Cassazione ma non nel rito a Reggio
REGGIO EMILIA
L’Associazione antiracket siciliana ha avuto sbocchi giudiziari differenti nel doppio filone processuale in cui si è biforcata – dal 2016 – l’operazione antimafia Aemilia.
Nel più rapido troncone dei riti alternativi – già chiusosi in Cassazione il 24 ottobre 2018 – in tutti e tre i gradi di giudizio l’associazione (rappresentata in aula dall’avvocato Giuseppe Gandolfo) si è costituita parte civile ottenendo un risarcimento-danni di 20mila euro (a cui vanno aggiunte le spese legali).
Diverso il destino nel rito ordinario. Nel maxiprocesso di primo grado sviluppatosi nell’aula-bunker di Reggio Emilia (dal 23 marzo 2016 al 31 ottobre 2018) l’associazione di Marsala si era costituita parte civile, ma in sentenza si vedrà negato il risarcimento-danni.
La sua domanda viene dalla Corte dichiarata inammissibile “stante la assoluta genericità della domanda formulata – si legge nella sentenza – fermo restando, nel merito, la mancanza di prova del danno patito».
Fra l’altro nei due anni e mezzo di processo l’associazione cambierà nome (diffidata dai figli di Paolo Borsellino, verrà mutata l’intitolazione in “La verità vive!” che si rifà alla frase iniziale scolpita nella lapide che ricorda, in cimitero a Partanna, la testimone di giustizia Rita Atria).
Nella scorsa primavera l’Associazione sicula ha ottenuto la costituzione di parte civile nel secondo grado del rito ordinario di Aemilia che dovrebbe terminare entro l’anno in corso. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google