Dopo la diffida di Borsellino l’associazione antimafia ora denunciata per truffa cambiò nome
Il figlio del giudice prese le distanze, rimarcando di non avere mai concesso la liberatoria: «Sconosciuti a me e le mie sorelle»
REGGIO EMILIA, Nell’autunno di quattro anni fa Manfredi Borsellino – figlio del giudice morto nella strage in via D’Amelio il 19 luglio del’92 – prese le distanze dall’associazione di Marsala.
«Diffido l’Associazione antimafia e antiracket di Marsala, che sembra particolarmente impegnata sul fronte delle costituzioni di parte civile nei processi contro la criminalità organizzata, a utilizzare il nome di mio padre Paolo Borsellino. Ho appreso – aveva rimarcato Manfredi Borsellino– da fonti d’informazione telematiche dell’esistenza dell’associazione Paolo Borsellino onlus. Diffido pubblicamente i suoi promotori e fondatori, persone peraltro a me e alle mie sorelle sconosciute, dal continuare a utilizzare indebitamente il nome di nostro padre. Non abbiamo mai dato alcuna liberatoria”.
L’Associazione era stata costituita qualche anno prima dall’avvocato penalista Giuseppe Gandolfo e sulla scia di queste dure parole della famiglia Borsellino – a cui faranno seguito non poche polemiche – si arriverà nel febbraio 2017 al cambio del nome, annunciato in una conferenza-stampa a Palermo.
«Non cambiamo il nome perché pensiamo di essere in torto, perché dobbiamo seguire la legge – aveva precisato l’allora presidente onoraria Piera Aiello – e assecondare il volere di Manfredi Borsellino, per il rispetto che abbiamo verso quel nome».
Verrà scelto il nome “La verità vive! ”, tratto dalla lapide funeraria di Rita Adria che fece importanti rivelazioni sulla guerra di mafia nel Belice a Paolo Borsellino, per poi uccidersi qualche giorno dopo la strage di via D’Amelio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
