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la protesta in una lettera 

Marmirolo: la Materna è inagibile dal 2017 e le Elementari ora rischiano di scoppiare

Massimo Sesena
Marmirolo: la Materna è inagibile dal 2017 e le Elementari ora rischiano di scoppiare

I lavori per la ristrutturazione dell’asilo non sono mai partiti e alla vigilia della riapertura, genitori e insegnanti sono arrabbiati

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Massimo Sesena / REGGIO EMILIA

Manca meno di un mese dal più atteso e temuto dei primi giorni di scuola. E se è vero che l’incertezza su questo tema è comune a tutte le latitudini, vi è un posto a Reggio Emilia dove l’aria è davvero pesante e le preoccupazioni accomunano insegnanti e famiglie più che altrove.

Il caso, poi, vuole che sia a due passi dalla casa del sindaco Luca Vecchi. Siamo a Marmirolo, dove per il quarto anno consecutivo i bambini della scuola dell’infanzia statale andranno ad occupare il primo piano della vicina scuola elementare. Nell’anno della pandemia e del distanziamento sociale non è esattamente il modo migliore per riprendere la scuola reduce dal lockdown. Ma d’altra parte, i lavori per la messa in sicurezza della scuola materna statale di Marmirolo, annunciati già nel 2017 non sono mai partiti. E questo nonostante il “caso” della Materna della frazione sia da sempre all’attenzione del Comune.

LE PROMESSE

Non c’è un solo bilancio del Comune di Reggio – dal 2017 a oggi – in cui la scuola materna statale di Marmirolo non figuri come opera da fare o investimento prioritario. Nella variazione di bilancio votata in consiglio comunale nel luglio 2018 venivano stanziati «220mila euro per la ristrutturazione della scuola statale di Marmirolo». Invero, quando si arriva a questa variazione di bilancio, il dossier della scuola di Marmirolo che cade a pezzi è da tempo aperto. Lo testimonia un altro documento del bilancio comunale, quello che nel dicembre del 2018 stanzia complessivamente «820 mila euro per le ristrutturazioni della scuola statale di Marmirolo e per quella di Ca’ Bianca (secondo e terzo stralcio)». A Marmirolo la storia la conoscono tutti: dal parroco (lo stabile che cade a pezzi dove prima c’era la scuola dell’infanzia è di proprietà della parrocchia) ai cittadini e ai commercianti della frazione. Ed è una storia di promesse non mantenute e di due scuole che – da fiore all’occhiello e vanto da sempre della piccola frazione – rischiano di sparire. Nel giugno scorso, con il lockdown da poco rientrato, i genitori e gli insegnanti hanno incontrato per l’ultima volta l’amministrazione comunale e dall’assessore alla Scuola Raffaella Curioni avevano ricevuto rassicurazioni circa l’apertura del cantiere. Fine lavori, prevista per la primavera 2021. Di fatto, però il cantiere non è mai partito.

LA PROTESTA

E una lettera che gira tra gli abitanti di Marmirolo in questi giorni, descrive così la situazione: «Infissi caduti, muri fatiscenti, giardino incolto in cui chiunque può entrare di notte e di giorno. Sembra una scuola fantasma l’infanzia di Marmirolo che da anni aspetta di essere ristrutturata e si trova ad oggi in stato di completo abbandono. I lavori – dice la lettera – dovevano durare un anno, così aveva promesso l’amministrazione comunale quando ha trasferito i bambini all’interno della scuola primaria di Marmirolo, dove sono attualmente ospitati. Ad oggi, in piena emergenza Covid, i piccoli alunni si apprestano per il quarto anno a frequentare l’anno scolastico nello stesso edificio occupato dai compagni più grandi».

LE RINUNCE

E proprio questa situazione fa sì che oggi, la storia delle scuole di Marmirolo assomigli molto anche a una storia di rinunce. La scuola – che oggi ospita una trentina di bambini nella fascia d’età 3-6 anni – nei mesi scorsi ha dovuto a malincuore abbandonare l’idea di istituire una seconda sezione che desse risposta alle domande crescenti d’iscrizione. E proprio perché non era – da sola – in grado di dire quando avrebbe potuto tornare nella sua sede naturale, la scuola materna di Marmirolo, ha dovuto respingere ulteriori richieste di iscrizioni. Perché semplicemente, nella scuola elementare, non ce ne stanno più di bambini. A maggior ragione quest’anno: perché se non ci fosse stata la pandemia, quella di Marmirolo sarebbe stata semplicemente una storia di disagi e di ritardi della politica. Poi però, il Covid-19, su questa storia ci ha messo il carico. Provocando altre rinunce e altra incertezza. ùSul fronte delle famiglie, ad esempio, in questi giorni c’è anche chi – tra i genitori di coloro che frequentano la scuola elementare – è preoccupato per le conseguenze che potrebbe avere la coabitazione tra i più piccoli e i bimbi della “Primaria”. Qualche genitore sta pensando di iscrivere il proprio figlio in una delle vicine scuole primarie. E così, la scuola elementare – che già quest’anno partirà senza la classe terza – rischia di avviarsi a un declino che tutti nella frazione non esitano a bollare come ingiusto.

Perché, come dice la lettera «i bambini non mancano a Marmirolo, una piccola frazione nella campagna tra Reggio Emilia e Bagno, che trova il suo centro di aggregazione nelle sue scuole, a due passi dall’oasi del Wwf, nella parrocchia e nel circolo Anspi. E la scuola dell’infanzia, che ha da poco festeggiato i suoi cinquant’anni di attività, è particolarmente cara ai suoi cittadini che l’hanno frequentata e in cui oggi portano i loro bambini».

Non mancano i bambini e non mancano nemmeno le iniziative delle scuole, come il progetto pomeridiano che per anni si è retto sulla disponibilità delle insegnanti ma che ora è anch’esso a rischio.

«Ma di fronte alle richieste di spiegazioni dei genitori – dice ancora la nota – il Comune si limita a rimandare la data dell’inizio dei lavori, senza dare risposte concrete. Intanto lo stato di degrado continua e ai lavori previsti, si aggiungono quelli provocati dallo stato di incuria della struttura».

Il motivo di questi ritardi? Nessuno a Marmirolo lo conosce, ma qualche suggestione c’è: il Comune, in questi anni ha promesso lavori a diverse realtà della zona. Ma poi ha fatto delle scelte. Come ad esempio quella di portare avanti i lavori alla mensa della scuola di via Gattalupa (lavori che erano nello stesso pacchetto di Marmirolo) e non quelli dello stabile di via della Tromba.

La lettera ha poi una chiusa intrisa di amarezza, perché «tutto questo accade nella città che fa dei servizi per l’imfanzia il proprio vanto nel mondo». —

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