Veleni, regie occulte, manine e misteri. Così la sindrome reggiana non finisce più
Perché in città il clima si sta arroventando. Ammorbando
REGGIO EMILIA. Ma a Reggio Emilia il clima si sta arroventando. O meglio, ammorbando. Un clima, una teoria, una sindrome del sospetto. Tale percezione sfugge, perché riguarda i piani alti dei poteri (istituzionali) di questa parte di mondo, li attraversa, li collega: la Giustizia e la Politica.
MACCHE' ARIA SALUBRE
Si è sbagliato chi riteneva che la conclusione del processo Aemilia – ora al primo grado e in appello – costituisse la cessazione del clima malfidente e portasse aria salubre tra gli alambicchi dei veleni che qui son sempre pronti a sobbollire e schizzare. Nell’edizione di mercoledì il sindaco ci ha rilasciato una lunga intervista.
In prima pagina abbiamo titolato con una battuta di Vecchi: “C’è chi vuole cancellare Aemilia”. Al riguardo è inquietante il commento postato da Maria Petronio: “Non cancellare, ma completare. C’è una differenza abissale”. Qui sta il problema. Cioè il veleno.
INTOCCABILE O INCOMPIUTA
Per il centrosinistra Aemilia è un traguardo intoccabile. Per la destra Aemilia è un’opera incompiuta. L’oggetto del contendere – attenzione – non è amministrativo, ma giudiziario, dunque extraterritoriale rispetto al Pd o a Fratelli d’Italia. La Politica penetra nella gestione della Giustizia assecondando una sorta di legge del taglione: perché la Giustizia è compenetrata nella Politica (dicono i Fratelli d’Italia).
I marescialli reggiani della Meloni non potevano sperare in un’occasione migliore per levare la testa nella Reggio immaginata come l’unica città italica di sostanza post-sovietica, cattocomunista, governata da settant’anni da una piramide o cupola o sfera rossa.
L’occasione è stata l’intercettazione della chat fra il procuratore della Repubblica Marco Mescolini che chiedeva al suo capocorrente nel Consiglio Superiore della Magistratura Luca Palamara quando e come sarebbe stato nominato nel Palazzo di Giustizia di via Avvenire Paterlini.
Il primo è stato sostituto procuratore nella Dda di Bologna e quindi pubblico ministero al processo Aemilia. Per il secondo la Procura di Perugia ha chiesto il rinvio a giudizio per i reati di corruzione in atti giudiziari e violazione del segreto istruttorio. Palamara, espulso dell’Associazione Nazionale Magistrati, era già sospeso dal Csm e da sostituto procuratore di Roma.
Palamara sarebbe stato a capo di una strategia che pilotava le carriere delle toghe. Determinante per l’inchiesta l’incontro notturno nell’hotel Champagne di Roma, il 9 maggio dell’anno scorso. Oltre Palamara c’erano anche i deputati Lotti (Pd, già sottosegretario di Renzi e coinvolto nel caso Consip) e Ferri (Italia Viva). Con loro cinque magistrati del Csm, fra cui anche il reggiano Gianluigi Morlini. Quest’ultimo si è dimesso dall’incarico nell’organo di autogoverno delle toghe e ha fatto ritorno alla sua attività precedente: Tribunale civile della nostra città.
FRATELLI D'ITALIA SGUAZZA
Dunque, Palamara referente di esponenti del centrosinistra. Ergo – secondo le allusioni esplicite della destra – Mescolini, che tanto ha chattato con Palamara, attraverso la nomina a Reggio Emilia corrisponderebbe all’impianto politico locale.
Ecco perché parlo di clima ammorbato nel quale Fratelli d’Italia sguazza. Non v’è giorno nel quale il portavoce cittadino dei meloniani non dirami dichiarazioni, comunicati, proclami nel tentativo di rendere ancor più densa l’aria di quaggiù.
Riemerso sulla scena Marco Eboli, già consigliere comunale della destra, la settimana scorsa ha esibito a Reggio il forzista parmigiano Giovanni Paolo Bernini che in piazza, dentro il mercato, ha svuotato le sue scarpe piene di sassi. Era un imputato di Aemilia. Un imputato di rango politico, quanto il suo collega reggiano di FI Giuseppe Pagliani.
Bernini però è stato prosciolto perché il reato era andato in prescrizione, mentre Pagliani dopo la Cassazione attende la sentenza nel processo di secondo grado bis, prevista a dicembre.
SURCLASSARE LA LEGA
Va detto che Eboli – rullo compressore – è considerato il demiurgo, l’artefice di Pagliani. Non sopporta che Pagliani e dunque la rappresentazione dell’arcipelago della destra, sia l’unico ad essere chiamato in causa nel più grande processo alla ‘ndrangheta celebrato al Nord. Processo monoculare, strabico, secondo loro, che ha tralasciato fatti e uomini del centrosinistra, secondo lui. Così Eboli cerca di raggiungere tre obiettivi: colpire il procuratore della Repubblica; centrare così Vecchi e Delrio; e se dovesse avere successo surclassare in consensi la Lega che sul tema è piuttosto fredda, ma che ieri ha rotto gli indugi annunciando un’interrogazione firmata da Jacopo Morrone su quelli che chiama “I misteri di Reggio Emilia”. Nuova interrogazione anche del forzista Maurizio Gasparri: «Cosa aspetta Bonafede ad intervenire su Procuratore Reggio Emilia?». Entrambi tirano in ballo nelle due interrogazioni anche l’allora Procura nazionale antimafia.
DANNI COLLATERALI AL PROCESSO
Ma, come dice la pubblicità, è una questione di chimica. Se il bersaglio è Mescolini i danni collaterali non possono che venire riportati dal processo Aemilia. Ecco perché il sindaco Vecchi aveva messo in guardia: “Vogliono screditare Aemilia”.
Mentre i Fratelli d’Italia continuano a istigare, il Pd reclama rispetto del magistrato e della Magistratura. Sono due attività contrapposte. Musiche diverse. Una non risponde all’altra e viceversa.
I primi mettono dinamite, i secondi richiamano alle idealità.
Cosicché la sospensione è all’ordine del giorno. Il quotidiano “Il Riformista” venerdì titolando “Ecco come la Procura ignorò lo scandalo ‘ndrangheta in Emilia” ha riesumato le storie che riguardano l’ex sindaco, ex ministro ed ora capogruppo Pd alla Camera Graziano Delrio e l’attuale primo cittadino Luca Vecchi.
Polpetta (polpettone) alla stricnina, vecchio e mai abbastanza neutralizzato.
FIN LA' E FIN QUI
La sequenza è nota. La stringo. Sette anni fa un’informativa dei servizi segreti fu passata a un giornale locale.
Vi appariva il nome di Maria Sergio responsabile comunale dell’Urbanistica in una questione di terreni edificabili nell’Area Nord con compresenza di soggetti legati alla criminalità organizzata (i tempi coincidevano con quelli di Delrio sindaco).
Lo stesso documento riservato implicava Vecchi, succeduto a Delrio, in quanto marito della Sergio. In un secondo momento, inoltre, emerse anche che Vecchi e la moglie sono stati acquirenti da un imprenditore calabrese – poi coinvolto in Aemilia - di una casa a Masone.
A suo tempo la Procura di Reggio trasmise per competenza il fascicolo alla Dda di Bologna, dov’era sostituto Mescolini. Lo stesso magistrato che è stato pubblico ministero al processo Aemilia e ora è capo della Procura reggiana. I sospetti dei Fratelli d’Italia sprofondano fin là e arrivano fin qui.
A conclusione del processo Aemilia lo stesso Mescolini avvertì che quella relazione non era stata richiesta e che una “manina” aveva cavato dalla stessa le pagine calde, decontestualizzandole.
È una narrazione che pencola fra la spy-story, il thriller, la trama complottarda e i misteri all’italiana. Sinfonica con quella di Delrio che per dissipare le ombre sul dossier fotografico sul suo viaggio istituzionale a Cutro aveva presentato un esposto alla procura di Roma. Conclusioni: responsabili individuati, confessata l’invenzione, rilevata una regia sospetta. Occulta.
SOLIDARIETA' DEL VESCOVO
Quella di Vecchi è una vicenda extra giudiziale. Strumentale, ricorrente, accanita, stagionale, perché non c’è stata una risposta documentaria sbaragliante.
Scese in campo anche il vescovo Camisasca, durante la presentazione di un volume alla libreria all’Arco, il 12 ottobre 2017: «Voglio esprimere la mia solidarietà al sindaco, toccato nella sua famiglia in modo ingiusto e ingiustificato. Basta immoralità e accuse ingiustificate.
Mi sembra che l’opposizione politica e la lotta politica siano una cosa, le offese a una famiglia quando non c’è fondamento sono invece un’altra cosa. Quando si scambiano le due cose mi sembra un segno di poca civiltà: non sto trattando una questione politica, ma sto trattando una questione morale».
La cronaca della Gazzetta: “Un intervento che ha colto di sorpresa lo stesso sindaco, Luca Vecchi, che era intervenuto alla libreria all’Arco per un saluto, che ringrazia il vescovo Camisasca per le parole spese nei suoi confronti: “Mi ha fatto piacere e mi ha emozionato sentire quella vicinanza e quella solidarietà manifestata in modo per me inaspettato pubblicamente da Sua Eccellenza – afferma Vecchi –. Già mi aveva manifestato privatamente la sua vicinanza. Ma questo è un atto di grande rilevanza di cui sono sinceramente grato e riconoscente”.
LA DOMANDA DELLA GAZZETTA
Il 3 dicembre 2017 indirizzai una lettera aperta a Vecchi: “Sindaco, dica una parola definitiva”. Gli chiesi di sciogliere i dubbi sulle illazioni per il bene della città. Il sindaco rispose: «Chi non è accusato non deve provare la propria innocenza». E poi che «Va evitata la “fascinazione perversa” di una sorta di subalternità culturale alle subdole illazioni che accompagnano la strategia di “comunicazione mafiosa”».
Valga per tutti: se non c’è l’antidoto, certi veleni non hanno data di scadenza. —
stefano scansani
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
