Cinque adolescenti in fuga dalla comunità Ippocampo
Si sono allontanati giovedì notte, uno è stato rintracciato subito. Nel gruppetto le ragazze scappate in giugno. Hanno telefonato: «Stiamo bene, non cercateci»
canossa
Di nuovo in fuga. Ma questa volta l’allontanamento è stato in gruppo. Cinque adolescenti tra i 15 e i 17 anni se ne sono andati nottetempo dalla comunità Ippocampo, gestita dalla cooperativa sociale Laboratorio Lesignano, che accoglie ragazzi “difficili”. L’allarme è partito verso la mezzanotte di giovedì e la poderosa macchina delle ricerche, coordinata dalla Prefettura, si è messa in moto.
Situazione analoga a quella avvenuta pochi mesi fa, in giugno, quando due ragazze sfuggirono ai controlli e se ne andarono del centro senza cellulare e senza soldi, per poi ricomparire un paio di giorni più tardi.
Si tratta di allontanamenti volontari, dal momento che si tratta di un luogo – per dirla con le parole del presidente della coop sociale Carminio Gambacorta – «che non è un carcere, e i ragazzi non sono controllati minuto per minuto». Le stesse minorenni, una indiana e l’altra pakistana, fuggite in giugno fanno parte del gruppetto che l’altra notte ha aperto porte e recinzioni ed è scomparso nel bosco. Assieme alle due giovani ci sono due ragazzi, di cui uno italiano e uno straniero, mentre il quinto minorenne è stato riacciuffato poco dopo la fuga.
Sono usciti con il buio fitto, uno dopo l’altro, gli adolescenti finiti in comunità proprio per la loro difficoltà a rispettare le regole. Hanno aperto, richiuso, scavalcato quel che dovevano e sono spariti nella notte, dentro i boschi che circondano la grande casa. Gli operatori di Ippocampo hanno dato l’allarme dopo poco. E le ricerche massicce che scattano sempre nel caso di minori, coordinate dalla Prefettura, sono partire: da mezzanotte fino all’alba di ieri le squadre del Soccorso alpino e i vigili del fuoco hanno setacciato i boschi, mentre i carabinieri di San Polo e di Castelnovo Monti, da cui dipende la stazione della Val d’Enza, hanno ricostruito fuga e tentato di capire i motivi. Un campo base è stato allestito nella frazione di Trinità; da lì sono partite anche le unità cinofile. Ma tutto è stato inutile. A parte l’adolescente riacciuffato subito e riaffidato agli operatori, le due minorenni e i due coetanei sono riusciti a dileguarsi. Se ne sono andati senza un euro, ma due di loro sono riusciti a riprendersi i cellulari prima di scappare. «Si tratta però di apparecchiature vecchie – hanno spiegato in Prefettura – non in grado di essere geolocalizzate». E dunque è stato necessario localizzarli attraverso le celle telefoniche, che però hanno un raggio troppo vasto. Quei due cellulari sono risultati accesi in un punto non definito tra Reggio Emilia e Parma: tutto troppo vago, tutto inutile. L’ansia e le ricerche affannose hanno rallentato fino a fermarsi, quando i ragazzi in fuga si sono finalmente fatti sentire: uno di loro ha chiamato casa per dire che tutti stavano bene; ha aggiunto di smettere di cercarli, di lasciarli liberi per qualche ora. E così è stato: vigili del fuoco e Saer hanno interrotto le ricerche.
I carabinieri invece proseguono le indagini soprattutto dopo la denuncia di scomparsa fatta ieri dai parenti degli adolescenti. E ora si attende che tornino. —
C.O.
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