Il pentito rivela «Il giornalista da ammazzare era Ungaro»
Tiziano Soresina
REGGIO EMILIA
La rivelazione-shock era piombata in aula il 16 gennaio 2018, durante un’udienza del maxiprocesso Aemilia. Nell’aula-bunker il crotonese Vincenzo Marino – ex affiliato alla cosca Vrenna-Bonaventura alleata con i Grande Aracri di Cutro, pentitosi nel 2007 – parla all’improvviso di un duplice progetto di sangue.
Da ’ndranghetista doveva far fuori un giornalista divenuto scomodo con le sue inchieste (fa riferimento ad una riunione nel 2004 a Gualtieri) e un assessore che non mette la firma sull’atto amministrativo tanto atteso dal clan. Nomi rimasti ignoti finché il 24 luglio scorso a Bologna, in un’udienza del processo d’appello bis di Aemilia l’identità del cronista salta fuori. Ed è proprio il pentito Marino (collegato da una località segreta) a specificare quel nome, mentre lo sta interrogando il sostituto pg Nicola Proto. «A Reggio Emilia si doveva sistemare – scandisce – un assessore comunale per un piano regolatore e un giornalista che dava fastidio, il dottore Ungaro. Il giornalista che si stava occupando di cose molto serie, stava cominciando a toccare i soldi».
A quel tempo Donato Ungaro collaborava con la Gazzetta come corrispondente dalla Bassa. Oggi si guadagna da vivere guidando gli autobus a Bologna e collabora con l’associazione Articolo 21, di cui è portavoce per l’Emilia-Romagna. E proprio Articolo 21, con una nota, esprime solidarietà al collega da sempre impegnato nei suoi servizi a contrastare i fenomeni mafiosi.
Sulla sua storia il Teatro delle Albe di Ravenna ha realizzato due spettacoli: Va pensiero e Saluti da Brescello. Per quest’ultima pièce Ungaro è stato querelato da Ermes Coffrini, ex sindaco di Brescello (primo Comune emiliano sciolto per mafia), insieme a Marco Martinelli, Ermanna Montanari e Marco Belpoliti. —
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