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Un cantiere lungo due anni al via con la messa in sicurezza

am.p.

Secondo una prima stima sono necessari interventi per circa 5 milioni di euro «La priorità è individuare i lavori più urgenti»

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REGGIO EMILIA.

«La priorità è la messa in sicurezza della struttura e l’individuazione dei lavori urgenti: uno step che ci occuperà fino a dicembre. Il resto si vedrà». Così Claudio Campani illustra una prima road map per il recupero della disco simbolo di Reggio Emilia: solo i primi passi di una ristrutturazione per la quale occorreranno due anni di cantiere e un investimento da 4-5 milioni di euro, secondo una stima approssimativa dell’imprenditore.

«Il sopralluogo è andato bene, stiamo facendo le pulizie... Immaginavo di trovare di tutto, dopo due decenni di deterioramento», ha dichiarato il proprietario, che con l’acquisto ha esaudito quello che lui stesso ha definito come «un vecchio pallino. Anni fa, quando la discoteca aveva già chiuso, con altri tre soci (Unieco, Edilgrisendi e Ccfs) comprammo l’immobile. Trovammo un accordo con il fondatore Ivo Callegari. Dopo un po’ di tempo uscii però dalla società. Nell’ultimo anno ho cambiato idea e, al termine della trattativa, ho definito l’acquisto dal notaio con chi è rimasto col tempo di quella cordata, cioè il Ccfs».

Far rifiorire la disco è solo un tassello del recupero urbanistico: l’area comprende un piazzale di 20mila metri quadrati ed una struttura coperta di 4mila metri quadrati, con spazi commerciali e tre appartamenti sopra il locale. Per quest’ultimo, al momento, non è previsto il cambio di destinazione d’uso.

Campani non scopre le carte, ma fa intendere che è ampio lo spettro della potenziale riconversione; insomma tutto è possibile, senza avere fretta. «Finché non si esaurirà la pandemia, ogni discorso è inutile – ha dichiarato in precedenza Campani alla Gazzetta di Reggio Emilia – L’idea di rimettere in piedi la discoteca c’è, ovviamente un qualcosa di più moderno. Ma ripeto: bisogna attendere, per capire che piega prenderà il contagio. Poi andranno studiati con attenzione gli atti urbanistici».

Intanto, dopo la bonifica dell’interno che si concluderà a fine settembre, lo step successivo sarà “blindare” il sito.

«Installeremo un’alta recinzione in modo da sigillare l’intero piazzale fino alla via Emilia. L’area sarà dotata di impianto di videosorveglianza e ripristineremo l’illuminazione tramite i fari sulle torri, in modo da impedire l’ingresso di sconosciuti e tenere sotto controllo l’area».

A quel punto bisognerà inoltre occuparsi di «tetto, gronde e sistema fognario. Il tetto è sicuramente da sistemare perché presenta perdite. All’interno abbiamo trovato l’interrato pieno d’acqua; anche in questo caso occorre capire qual è il problema, se infiltrazioni dall’alto o dal basso». —

am.p.

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