Delrio e Castagnetti divisi così come Prodi e Bonaccini
REGGIO EMILIA
Il referendum per confermare la legge riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari rischia di diventare l’occasione di una ennesima spaccatura nel Pd e più in generale nel centrosinistra. Non solo a livello nazionale, con Romano Prodi che voterà no ed Enrico Letta che invece voterà sì. Anche in Emilia e nei “dem” reggiani cominciano ad uscire allo scoperto elettori e qualche dirigente che non condividono pubblicamente la posizione di un Sì condizionato all’approvazione in una Commissione o in un ramo del Parlamento di una nuova legge elettorale. Una posizione su cui si è fino ad ora attestato il Pd nazionale, con il segretario Nicola Zingaretti impegnato a trovare una non facile sintesi unitaria tra posizioni che vedono gli stessi fondatori del Pd su sponde opposte come Prodi e Letta e altri che per ora non si sono ancora espressi come Veltroni e Fassino.
Una serie di distinguo e una difficile ricerca di una posizione unitaria che emergeranno anche nel corso della direzione provinciale che si riunirà ai primi di settembre e che, seppur convocata per discutere il bilancio del Pd reggiano, dovrà fare inevitabilmente anche il punto sul prossimo referendum.
Intanto tra le figure di spicco del Pd emiliano a favore del referendum si sono già espressi il presidente della Regione Stefano Bonaccini e il capogruppo “dem” alla Camera Graziano Delrio a cui si è aggiunto nei giorni scorsi anche l’ex segretario Pd Pierluigi Bersani che ha dichiarato il suo voto favorevole a condizione che arrivi un segnale politico dal M5s prima del 20 settembre. Tra i contrari invece oltre a Romano Prodi, che pochi giorni fa ha ribadito «la necessità di una riforma che vada alla eliminazione del bicameralismo paritario» che contraddistingue il nostro sistema, è stato anche Pierluigi Castagnetti. In una intervista a Repubblica l’esponente e fondatore del Pd ha tra l’altro sostenuto che «la Costituzione non è intoccabile, ma vanno restituiti ruolo e funzione al Parlamento» e sottolineato che «il primo obiettivo deve essere quello di superare il bicameralismo perfetto» definendo la riforma sottoposta a referendum solo «una sforbiciata a casaccio». —
R.F.
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