Il dimissionario Sgaravatti smentisce la maggioranza
Emergono una totale «diversità di vedute» e strascichi polemici non da poco Al centro il rinvio del Festival dell’Ambiente. Lui: «Non ho lasciato per questo»
Adriano Arati
CASALGRANDE
Totale «diversità di vedute». Si allarga la lista degli strascichi seguiti alle dimissioni di Vanni Sgaravatti da assessore al Comune di Casalgrande, terzo amministratore a lasciare l’incarico in giunta dall’inizio 2020. La decisione di Sgaravatti, titolare delle deleghe ad ambiente, cultura e personale, è stata formalizzata giovedì mattina, lo stesso giorno della seduta del consiglio comunale in cui si sarebbe dovuto discutere dell’annullamento del Festival dell’Ambiente, originariamente programmato per il prossimo settembre.
E proprio la cancellazione del festival, secondo la maggioranza civica Noi per Casalgrande, avrebbe portato all’addio di Sgaravatti. L’assessore però smentisce la ricostruzione. In un commento al post su Facebook in cui la maggioranza prende posizione, Sgaravatti offre una versione diversa: «Dopo aver letto il “nostro chiarimento” che spiegherebbe le mie dimissioni, ho effettivamente la conferma della diversità di vedute. Verrebbe da chiedermi se è davvero la visione del “noi di tutta la lista”. Ma non importa, va bene così. Mi limito a commentare unicamente la frase a me riferita: “a seguito di questa decisione, l’assessore ha ritenuto di rassegnare le proprie dimissioni”, come non corrispondente al vero, perché non corrispondente alla causa, ma solo a un ordine temporale degli eventi, dimissioni avvenute dopo l’annullamento del festival», scrive l’assessore dimissionario.
Parole che suggeriscono come la cancellazione del festival sia stata presa di concerto dall’intera maggioranza ma, soprattutto, negano che le dimissioni siano legate solo alla questione dell’evento dedicato ai temi ambientali. Che il festival abbia provocato tensioni sembra ormai indiscutibile, l’intervento di “Noi per Casalgrande” parla infatti di irregolarità amministrative legate alla fase progettuale della rassegna stessa: «Per l’organizzazione del festival era stata individuata una figura esterna al Comune che avrebbe dovuto gestire la regìa dell’evento. Purtroppo lungo il percorso di sviluppo del programma sono emerse alcune irregolarità amministrative da parte sua che hanno impedito la corretta contrattualizzazione».
Un garbuglio amministrativo ancora da sbrogliare; i mesi di emergenza sanitaria hanno poi complicato ulteriormente il quadro, come per la stragrande maggioranza degli eventi pubblici.
Secondo “Noi per Casalgrande” è questa differenza di vedute ad aver portato alle dimissioni, mentre Sgaravatti ha ribadito con il suo commento un parere decisamente diverso. Di certo, il buco aperto è pesante: Sgaravatti era una delle figure di spicco della giunta e gestiva deleghe di grande peso, cultura, ambiente e personale. Temi di primo di piano, in un Comune di quasi 20mila abitanti con un teatro e una biblioteca di alto livello e un numero di dipendenti elevato. Sul fronte ambiente, poi, Sgaravatti si era trovato ad affrontare il dialogo fra l’amministrazione comunale e Iren sulla gestione dei rifiuti, un cammino spesso burrascoso che ha portato alla sospensione temporanea della sperimentazione della raccolta porta a porta in diverse frazioni. —
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