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«Tentativi strumentali di screditare Aemilia Il caso Palamara? Malcostume sconfortante»

EVARISTO SPARVIERI
«Tentativi strumentali di screditare Aemilia Il caso Palamara? Malcostume sconfortante»

Franco Roberti, europarlamentare Pd ed ex Procuratore nazionale Antimafia: «Stimo Mescolini. Omissioni nell’inchiesta? Lo si dimostri» 

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L’INTERVISTA

EVARISTO SPARVIERI

Dottor Roberti, le intercettazioni della chat fra Palamara e Mescolini qui a Reggio hanno scatenato una durissima polemica politica. E adesso anche lei sembra finire nel tritacarne politico, dal momento che sono state presentate due interrogazioni alla Camera dopo un articolo apparso su Il Riformista sulla mancata ulteriore applicazione del sostituto Pennisi alle indagini…

«Il Riformista risponderà delle sue calunnie in tribunale, questo lo dico per certo, perché si permette di affermare che io avrei rimosso Pennisi dall’applicazione per impedire che andassero avanti le indagini sul Partito Democratico. E insinua che dopo vari anni sarei stato ricompensato con la ricandidatura al Parlamento Europeo. È dimostrato dagli atti che Pennisi fu applicato all’indagine principale di Aemilia dal 2011 al 2013, quando io non c’ero ancora, e nel 2013 scadde definitivamente la sua applicazione, che era biennale. Avrei potuto applicarlo sul procedimento stralcio. E l’avrei fatto a condizione che me lo chiedesse il procuratore di Bologna, all’epoca Roberto Alfonso. Non mi venne chiesto. Nel frattempo al dottor Mescolini fu affiancato un altro magistrato, la dottoressa Beatrice Ronchi che veniva da Reggio Calabria, e che fu applicata dal Csm alla procura di Bologna. Pennisi per quanto ne sappia non era disponibile per fare ulteriori applicazioni su Bologna e accanto a Mescolini fu messo un magistrato non da meno. È tutto documentato negli atti. Chiamerò in tribunale chi mi sta calunniando. E chiamerò Pennisi a testimoniare».

E il contenuto delle chat fra Mescolini e Palamara? Lei cosa ne pensa?

«Le chat fra Mescolini e Palamara francamente non mi interessano. Mi interessa il punto della non ulteriore applicazione di Pennisi, cioè di un magistrato del mio ufficio, della Dna, allo stralcio delle indagini Aemilia. Dimostrerò che ciò che viene detto è una balla. E sono in grado di dimostrarlo».

La destra però sostiene che il Pd sia stato risparmiato dalle indagini di Aemilia, accusando apertamente Mescolini...

«Ma perché non leggono le sentenze prima di mettere in discussione Aemilia? Io ho stima per Mescolini e ritengo che abbia operato molto bene. Oltretutto ha lavorato insieme alla collega Ronchi, un altro eccellente magistrato. Per quanto mi riguarda, la magistratura bolognese con Mescolini e la Ronchi, sotto la direzione di Roberto Alfonso, ha operato benissimo. Così come benissimo aveva operato Pennisi, che ha concluso tutta la prima parte e avrebbe potuto essere applicato non più su quel processo, visto che la legge non lo consente, ma su un eventuale procedimento stralcio. Io però non ebbi la richiesta di nuova applicazione. Se poi ci sono state omissioni, che lo si dimostri».

Lei quindi non nutre dubbi sul lavoro di Mescolini in Aemilia?

«Ma io non ho motivi di nutrire dubbi su risultati che sono consacrati in una sentenza. È stato il più grande processo contro la ‘ndrangheta al nord. E io sto ai risultati della sentenza. Se poi qualcuno dice che ci sono state omissioni investigative, lo ripeto, lo si dimostri. Ma non deve controllarlo il Procuratore nazionale Antimafia. Non si devono confondere i ruoli».

Non crede che questa feroce polemica politica possa screditare un processo storico come Aemilia, fra l’altro ancora in corso in Appello e in Cassazione?

«Potrebbe essere anche così, un tentativo strumentale di screditare il processo approfittando delle chat fra Palamara e Mescolini, che secondo me sono abbastanza neutre. Nella chat, Mescolini di fatto si informa da un consigliere del Csm sulle sorti delle sue pratiche. Dove sarebbe la novità? Quindi è probabile che qualcuno abbia colto questa occasione per screditare l’indagine Aemilia in vista degli sviluppi ulteriori giudiziari».

Non ritiene che dalle chat emerga un metodo sbagliato e che il Csm abbia bisogno davvero di una riforma di cui si parla da sempre?

«Questo assolutamente sì. A prescindere dalla chat fra Mescolini e Palamara, il caso Palamara ha dimostrato a dir poco un malcostume clientelare della magistratura italiana che è sconfortante».

Lei ha avuto una lunga e importante carriera in magistratura. Poi ha deciso di entrare in politica. Due ambiti istituzionali sempre più spesso in conflitto. Come mai questa scelta?

«Ho fatto questa scelta perché mi è stato chiesto da Zingaretti, segretario del Partito democratico, di candidarmi a capolista per la circoscrizione Sud. Ho accettato perché mi è stato chiesto di mettere a disposizione le mie competenze al servizio del Pd in Europa. Ho ritenuto di poterlo fare tranquillamente anche perché ero in pensione da due anni, quindi avevo lasciato definitivamente la magistratura e non ero in una condizione di “porte girevoli”. Ero un pensionato. Sono stato eletto con 150mila voti. Non sono un nominato. Sono stato un eletto dai cittadini. Questo sia ben chiaro».

Si sente più politico o più magistrato?

«Io ho cercato di fare del mio meglio come magistrato e cerco ora di fare del mio meglio come politico europeo»

Ma esistono davvero interferenze fra politica e magistratura secondo lei?

«Quando parliamo di interferenze, in realtà, bisogna intendersi. Si ricordi quello che diceva Giovanni Falcone. Falcone diceva che politica e magistratura sono due poteri fondamentali che debbono cooperare nel rispetto dei ruoli. La politica è forte quando è autonoma rispetto alla magistratura. E altrettanto vale per la magistratura. Nel rispetto dei ruoli, e nella separazione dei poteri, politica e magistratura debbono collaborare e cooperare. La magistratura ha il dovere di farlo. D’altra parte il rapporto con la Commissione parlamentare antimafia è quello di informare la politica sugli sviluppi dell’attività giudiziaria. E la magistratura deve essere disponibile a rendere conto alla politica di quello che fa. È un principio di leale collaborazione istituzionale. Se parliamo di questi rapporti allora va bene, se invece parliamo di rapporti clientelari che riguardano magistrati, politici di vari partiti, esponenti Csm, allora è un disastro, una catastrofe, perché saltano tutti i confini. E si va spesso ad accordi non sostenibili o non confessabili».

Pensa che il sorteggio possa essere una soluzione per il Csm?

«Credo che il sorteggio in prima battuta sia vietato dalla Costituzione, che dice che i componenti del Csm sono eletti dai magistrati. E l’elezione è il contrario del sorteggio. L’elezione comporta una scelta. Che poi si possa prevedere un sorteggio selettivo all’inizio, salvo poi andare a una elezione dei sorteggiati, si può vedere, ma solo il sorteggio non sarebbe possibile». —





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