Rapina la gelateria ma lascia le impronte
Il colpo alla Belvedere. Il malvivente, entrato con un coltello, ha appoggiato le mani su una vetrina. Al lavoro la Scientifica
REGGIO EMILIA.
È entrato nella gelateria, in quel momento senza clienti, e con la minaccia di un coltello si è fatto consegnare dalla titolare 200 euro e un cellulare. Ma l’aver appoggiato le mani sulla vetrata del frigorifero, lasciando le proprie impronte digitali, potrebbe rivelarsi l’errore fatale: tanto che in queste ore la polizia di Stato, eseguiti i rilievi dattiloscopici, sta comparando le impronte con quelle dei pregiudicati schedati. Se il rapinatore solitario che ha agito domenica pomeriggio alla gelateria Belvedere di Reggio Emilia ha già avuto guai con la giustizia, la sua cattura potrebbe essere dietro l’angolo. In caso contrario, invece, l’indagine sarà in salita. Il colpo è stato messo a segno domenica alle 15.30 alla gelateria di via Carlo Goldoni 2, una laterale di via Martiri della Bettola. A quell’ora il punto vendita era vuoto; con tutta probabilità il rapinatore, appostato nelle vicinanze, ha atteso il momento propizio per entrare in azione. All’interno c’erano una commessa e la titolare; quest’ultima, quando ha visto entrare quello sconosciuto che farfugliava e indossava un marsupio dal quale spuntava qualcosa di appuntito, ha intuito che qualcosa non andava e si è avvicinata alla dipendente raccomandandole di fare attenzione. La titolare ci ha visto giusto, perché non appena pronunciate quelle poche parole sottovoce il bandito si è avvicinato al bancone, ha estratto un coltello e ha minacciato le due donne intimando loro di consegnare l’incasso. La titolare ha ubbidito e ha prelevato dal registratore di cassa 200 euro, subito arraffati dal malvivente, che non pago ha preteso anche il telefonino della signora, la quale dopo un’iniziale resistenza glielo ha consegnato. Con il bottino in tasca il rapinatore si è subito dato alla fuga, scappando a piedi in direzione del centro città. Non è dato sapere se nelle vicinanze fosse appostato un complice. La rapina si è consumata in pochi secondi e l’allerta al 113 è stata immediata. Dopo aver raccolto le testimonianze delle due donne, i poliziotti hanno visionato le immagini di videosorveglianza, notando che ad un certo punto il bandito ha poggiato le mani su una vetrata di esposizione dei dolci; perciò oltre alla Squadra Mobile, che sta conducendo l’indagine, è intervenuta anche la polizia scientifica, per rilevare le impronte. La commessa e la titolare sono state in grado di fornire una descrizione puntuale del bandito, giovane e forse italiano; più che altro hanno descritto com’era vestito, poiché la mascherina e gli occhiali da sole che indossava hanno fatto sì che il viso fosse ben poco visibile. Adesso si tratta di scandagliare gli archivi con per verificare se l’autore del reato abbia precedenti, mentre in contemporanea gli inquirenti stanno raccogliendo informazioni nel sottobosco della microcriminalità. Dalla modalità, l’ipotesi più probabile è che il bandito non sia un professionista. —
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