Riapertura delle scuole «È cambiato tutto ai ragazzi servirà tempo»
Gli psicologi Poletti e Pensieri ragionano sugli effetti del Covid e del lockdown «Non bisogna fare finta che non sia successo nulla»
REGGIO EMILIA
Banchi monoposto, ingressi scaglionati e poi le incognite sugli autobus, sulle mascherine, sulla distanza da tenere anche con i compagni di classe. In tante scuole oggi partono i corsi di recupero, mentre le paritarie avviano addirittura la didattica. In questa giungla di linee guida e indicazioni (contestate, smentite, stravolte...), come stanno i bambini e i ragazzi?
«Questi mesi sono stati lunghi – spiegano il dottor Michele Poletti e la dottoressa Luana Pensieri, psicologi e psicoterapeuti del settore Psicologia Clinica dell’Ausl, che si occupano, rispettivamente, di infanzia e adolescenza – costellati da paura, noia, irritabilità... e ora su tutto prevale la voglia di tornare alla normalità».
«La riapertura delle scuole – approfondisce il dottor Poletti – è assolutamente necessaria per la crescita e il benessere dei bambini che, soprattutto i più piccoli, in questi sette mesi di assenza dal normale contesto educativo hanno interrotto la routine di relazione con gli altri e possono avere perso la capacità di mantenere l’attenzione e rispettare le regole. Queste abilità, che sono tutto fuorché scontate, andranno ri-allenate».
«Anche per gli adolescenti è fondamentale ricominciare ad andare a scuola – gli fa eco la dottoressa Pensieri – perché anche i ragazzi più grandi hanno bisogno di riprendere il ritmo delle lezioni e scandire la giornata: il rischio di restare a casa è che i giorni diventino tutti uguali».
Tornare in classe dopo così tanto tempo, e in un contesto così particolare, potrebbe spaventarli?
«Durante il lockdown, quando tutto era fermo e chiuso, abbiamo ricevuto pochissime chiamate di aiuto psicologico da parte della fascia 14-28 anni – risponde Pensieri – mentre con la graduale riapertura, quindi da fine maggio-inizio giugno, le richieste di aiuto sono aumentate e la maggior parte era legata all’ansia. È innegabile che nella popolazione adolescenziale possano emergere aspetti ansiosi, ma prevarrà l’entusiasmo di ripartire».
Come potrebbe essere presa una nuova chiusura delle scuole?
«È difficile da dire – concordano gli psicologi – bisogna vedere cosa accadrà e in che modo. Sicuramente la scuola già dal 14 settembre sarà diversa rispetto a prima – riflette la dottoressa Pensieri – ci saranno nuovi spazi, posti diversi. È un mutamento grande. Oltre a riprendere la vecchia routine, i ragazzi dovranno anche fare i conti con le nuove modalità».
«Ma non è detto che questi cambiamenti siano per forza negativi – sottolinea il dottor Poletti – anche noi adulti abbiamo scoperto che le cose che facevamo prima del Covid possono essere fatte in un modo differente, e non peggiore. Lavorare in piccoli gruppi, ad esempio, potrebbe avere dei lati positivi per bambini e ragazzi perché li spingerebbe a sperimentarsi e ad essere più attivi rispetto al grande gruppo classe. E a scuola gli insegnanti potrebbero essere portati a ripensare le attività didattiche o i metodi di insegnamento».
L’errore più grande che potremmo commettere con i bambini e i ragazzi?
«Riprendere tutto come se il Coronavirus non fosse mai esistito, come se questi sette mesi non ci fossero stati – rispondono gli psicologi –. Non bisogna negare né mentire, ma trovare insieme il modo di parlare di quanto successo. E poi – aggiungono – armarsi di pazienza. Gli insegnanti potrebbero avere voglia di partire a spron battuto per recuperare questi mesi, ma ci vorrà del tempo: ogni bambino e ragazzo ha avuto il suo percorso, nessuno sarà lo stesso di sette mesi fa. Ci vorrà un po’ di tempo». —
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