Unimore in prima linea nello studio salvavita
REGGIO EMILIA
Uno studio internazionale sulle cause della mortalità da Coronavirus che potrebbe dimezzare le vittime. Lo ha pubblicato sulla rivista scientifica “Lancet” l’ospedale Sant’Orsola di Bologna, che nella ricerca ha coinvolto anche l’Università di Modena e Reggio Emilia.
Secondo lo studio, grazie a due semplici esami è possibile effettuare una diagnosi precoce che, con il supporto del massimo delle cure possibili in terapia intensiva, può portare un calo della mortalità fino al 50%. La pubblicazione dimostra infatti che il virus, nel polmone, può danneggiare gli alveoli (che prendono l’ossigeno e cedono l’anidride carbonica) e i capillari (dove avviene lo scambio tra anidride carbonica e ossigeno). Quando il virus danneggia sia gli alveoli che i capillari polmonari, muore quasi il 60% dei pazienti. Quando il virus danneggia o gli alveoli o i capillari a morire è poco più del 20% dei pazienti. I pazienti in cui il virus danneggia sia gli alveoli che i capillari sono facilmente identificabili attraverso la misura di un parametro di funzionalità polmonare e di un parametro ematochimico. Questo rapido riconoscimento consentirà una precisione diagnostica molto più elevata e un utilizzo delle terapie ancora più efficace, riservando a questi malati le misure terapeutiche più “aggressive” trattando invece con la ventilazione non invasiva col casco e il ricovero in terapia sub-intensiva i pazienti con “danno singolo”. «Un altro esempio – il plauso del presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini – del valore e della qualità della nostra sanità regionale e di chi vi lavora». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google