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giustizia e politica 

Alfonso rivela i contrasti fra magistrati ad Aemilia

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REGGIO EMILIA

La chat del 2018 fra Luca Palamara (al tempo al Csm) e Marco Mescolini (in quel periodo pm al maxiproceso Aemilia) sulla nomina a procuratore di Reggio Emilia è non solo al vaglio dell’organo disciplinare di Cassazione, ma sta facendo – indirettamente – uscire una serie di retroscena sulla stessa operazione Aemilia. Intervistato dalla “Gazzetta” l’allora procuratore nazionale antimafia – Franco Roberti – nega di aver rimosso Roberto Pennisi dall’applicazione per impedire che andassero avanti le indagini sul Pd: «Nel 2013 scadde definitivamente la sua applicazione – rimarca Roberti – che era biennale. Avrei potuto applicarlo sul procedimento stralcio e l’avrei fatto a condizione che me lo chiedesse il procuratore di Bologna, all’epoca Roberto Alfonso. Non mi venne chiesto». Proprio Alfonso – intervistato da “Il riformista” – rivela il perché di questa mancata applicazione: «Per contrasti tecnico-operativi con Mescolini su alcune posizioni da definire. Pennisi aveva una diversa impostazione per le richieste custodiali. Poi subentrarono anche contrasti personali. Pennisi decise di non far più parte dell’indagine. Io non potevo obbligare nessuno a restare, quindi non chiesi alcuna proroga». Alfonso parla anche delle note dei servizi segreti su esponenti reggiani del Pd non approfondite («Sono uno spunto per le indagini, poi però servono le prove») e sul viaggio a Cutro di Graziano Delrio («Una posizione che bisognava approfondire. Dicevo alle riunioni: “Ragazzi con il materiale raccolto c’è da lavorare per 10 anni”». —

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