Già Virgilio e Catone parlano di “lambrusca vitis” nei loro scritti
Storia antica quella del vino reggiano che nel 1972 ha ottenuto la doc
Le ORIGINI
La storia del Lambrusco risale all’epoca romana. Importanti scrittori come Virgilio e Catone menzionano una “lambrusca vitis”, un vitigno selvatico che produceva frutti dal gusto aspro e che cresceva ai margini delle campagne. Alcuni mosaici del I secolo a.C. conservati presso i Musei civici di Reggio Emilia danno ulteriori conferme sulla presenza del vigneto nel reggiano. La diffusione della coltura della vite in provincia è testimoniata da numerosi contratti agricoli stipulati nei secoli IX e X. La diffusione di vitigni autoctoni denominati “uve lambrusche” è attestata nel 1303 dall’agronomo Pier De Crescenzi, mentre l’importanza della produzione di vino nel reggiano è confermata nel 1597 da Andrea Bacci, nel 1661 da Vincenzo Tanara e nel 1700 da Filippo Re. Tutti evidenziano i tratti tipici del vino prodotto: brusco e frizzante, più o meno corposo.
Un tempo i vigneti erano riservati alla produzione del vino di casa, quello destinato al consumo quotidiano in ambito familiare, o da mettere sulla tavola apparecchiata nei giorni di festa. La storia del Lambrusco reggiano comincia da lì, ma poi si è evoluta: nel 1847 si producono in provincia di Reggio Emilia un milione di quintali di uva che salgono a 1,7 milioni di quintali nei primi anni del 900, in buona parte esportati in Veneto o all’estero, come indicano documenti ferroviari dell’epoca.
In provincia, nel 2019 sono stati pigiati un milione e 493mila quintali di uva, rispetto al milione e 543mila quintali del 2018 e all'abisso del 2017, a causa di gelate primaverili e siccità estiva. Del 1906 è la prima cantina sociale, sorta a San Martino in Rio. Una legge del 1930 riconosce il lambrusco tra i vini tipici italiani. Nel 1962 nasce il “Consorzio per la difesa del vino tipico lambrusco reggiano”, che successivamente avrà l’incarico di tutelare e promuovere i vini reggiani in Italia e nel mondo. Nel 1972, con decreto del Presidente della Repubblica, viene riconosciuta la denominazione d’origine controllata “Lambrusco Reggiano”, che può essere prodotto coi seguenti vitigni: Lambrusco Marani, Salamino, Montericco, Maestri e Ancellotta.
Oggi la produzione del vino “Lambrusco reggiano” doc è regolata da un rigido disciplinare. La zona geografica di produzione va dalla pianura delimitata dalle rive del Po, ai rilievi collinari, generalmente fino ai 450 metri di altitudine, anche se in Appennino non mancano filari ad altezze maggiori. —
A.C.
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