Insieme volevamo disegnare una Milano non più “da bere”
Il ricercatore e ambientalista: «La sua volontà di unire le opere al pensiero ci chiede di ricordarlo riproponendo progetti non concretizzati»
Walter Ganapini
È dura, tanto. Ho condiviso con Philippe due anni tra i più intensi, difficili ed entusiasmanti della mia vita, un quarto di secolo fa a Milano. Ogni volta che ci siamo rincontrati, da allora in poi, non potevamo non rammentare quanto, alla fine, ci fossimo anche divertiti, nelle riunioni di Giunta a Palazzo Marino, mentre cercavamo di prestare un servizio utile a disegnare la Milano non più “da bere”, lui alsaziano con importanti radici familiari militari e io montanaro emiliano.
Ho tanto sperato che il “male oscuro” gli fosse stato estirpato, quando lo rividi dopo il primo intervento, smagrito ma già al suo lavoro di divulgatore del bello. Memore della battaglia ambrosiana sui rifiuti di metà anni ‘90,volle che facessimo insieme quella per impedire che Roma realizzasse una discarica in prossimità di Villa Adriana.
Credo che la sua volontà di unire le opere al pensiero ci chieda di ricordarlo riproponendo progetti che non si riuscì a concretizzare.
Scelgo di rammentare la proposta di Milano sede di “Centro Internazionale dell’Acqua” che avanzammo con Philippe e Italo Rota, frutto di riflessione comune sul patrimonio culturale e tecnico sedimentato nei secoli dai Cistercensi a Chiaravalle, dove un millennio fa seppero regolare raccolta e utilizzo delle acque in quel territorio complesso, ad uso al fenomeno dei “fontanazzi”, fino a generare la innovativa pratica nota come “marcita”.
Incontrammo l’allora Abate di Chiaravalle, prendemmo contatto con il Network internazionale “WaterFront Cities”, avviammo con Politecnico e Statale lo studio dei sedimenti della Roggia Vettabbia,fogna già di Mediolanum, come lettura evolutiva, nei secoli, della vita produttiva e sociale della città cui sia io che Philippe molto dovevamo.
Chissà che Milano non voglia onorarti realizzando quel progetto e intitolandolo a te, col pensiero all’acqua che scorre in tante di quelle opere d’arte che ci hai aiutato ad amare.Grazie, amico mio, con affetto grande. —
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