«Meno pressione fiscale, più liquidità e seria lotta alla concorrenza sleale»
Domenichini, presidente regionale Confesercenti: «Ben venga l’idea di un patto di comunità senza interessi di parte»
L’INTERVENTO
DARIO DOMENICHINI *
La pandemia e il successivo lockdown hanno in pochi giorni cambiato in peggio ogni previsione economica di breve periodo e ora ci troviamo ad affrontare situazioni economiche e sociali di una gravità sconosciuta, con perdite di PIL, ormai certe, a doppia cifra e conseguenti effetti catastrofici sul sistema economico e sulle piccole imprese, già in difficoltà in epoca pre-Covid.
Tutto questo in un Paese e in un tessuto economico già fortemente provato dalla crisi finanziaria del 2008 e che ancora oggi sconta debolezze e fragilità peculiari, non solo di tipo economico ma anche politico sociali, che lo rendono particolarmente vulnerabile alle conseguenze della pandemia.
Cassa integrazione, perdita di posti di lavoro, sia dipendente che autonomo, stanno già mettendo e metteranno in difficoltà molte famiglie con un’inevitabile ulteriore riduzione dei consumi interni. Così una delle poche certezze che abbiamo per il futuro prossimo è che avremo una nuova ondata di chiusure di tanti negozi e piccole imprese.
È proprio di questi giorni il risultato di un’analisi SWG per Confesercenti nazionale che denuncia come a fronte di un rimbalzo delle assunzioni a luglio di oltre 85mila unità, si registra al sparizione di 117mila piccole e piccolissime imprese autonome. Questo ci dà la cifra come le azioni, sicuramente meritevoli, messe in campo dal Governo per contrastare gli effetti nefasti della pandemia, abbiano contribuito ad una certa tenuta sul piano del lavoro dipendente, ma si siano dimostrati purtroppo insufficienti per tanti lavoratori autonomi.
Anche nella nostra provincia la contrazione dei consumi a doppia cifra nel commercio non alimentare e nel turismo, comporterà un’inevitabile contrazione dello stock delle piccole piccolissime imprese del settore che non riusciranno a far fronte alla crisi. Si tratta di una spirale tragica che ci impone, parti sociali e governo del territorio, uno sforzo eccezionale se non per invertire, almeno frenare una tendenza che rischia di far scomparire un tessuto di attività che hanno caratterizzato e qualificato i nostri centri storici e la vita delle nostre comunità.
Al di là degli sforzi per uscire al più presto dall’emergenza sanitaria quindi, che rimane la priorità fondamentale per tutti, le imprese hanno sicuramente bisogno di potenziare interventi di liquidità per superare questa fase. Un aiuto in questo senso può certamente arrivare anche da una riduzione dell’imposizione fiscale sia nazionale che locale.
Il credito resta fondamentale per poter dar vita a progetti di crescita aziendale, ma anche per dar vita alle start up; se continueremo a permettere di accedere a forme di credito solo a chi è in grado di fornire garanzie, senza una valutazione del progetto, non usciremo certo dalla situazione di stallo in cui si danno soldi solo a chi in ultima analisi ne potrebbe fare a meno.
Serve una riduzione della burocrazia, gli adempimenti a cui è costretta una piccola impresa si traducono sempre in costi o scoraggiano le imprese a fare investimenti; anche le tanto sbandierate semplificazioni servono solitamente alle pubbliche amministrazioni e diventano per le piccole imprese ulteriori complicazioni.
Lo è stata la fatturazione elettronica, la trasmissione telematica dei corrispettivi e lo sarà ancora di più la lotteria degli scontrini, che ricordo è solo stata rinviata al primo gennaio 2021 e che ci auguriamo venga definitivamente accantonata.
Diventa non più rinviabile una soluzione a tutti i problemi di concorrenza sleale verso i settori che rappresentiamo, chi svolge lo stesso lavoro deve avere lo stesso livello di imposizione fiscale, in questa situazione in cui tante imprese sono a rischio chiusura tutto quello che di fatto diventa concorrenza sleale risulta particolarmente odioso e inaccettabile, su queste cose è veramente in gioco la credibilità delle istituzioni e del sistema Paese.
Troviamo forme di evasione ed elusione fiscale in un po tutti i settori: nel commercio in rete, dove oltretutto impera il commercio di merce contraffatta; nel commercio abusivo, ma anche nella ricettività alberghiera con gli affitti brevi; nella ristorazione, tra home restaurant, feste sagre, falsi circoli e agriturismi.
Purtroppo è difficile non immaginare che nel prossimo futuro dovremo assistere a tante chiusure di piccole imprese, quindi potenziare strumenti come gli ammortizzatori sociali anche per i lavoratori autonomi diventa indispensabile per alleviare quei drammi sociali che colpiscono i piccoli imprenditori che, in caso di fallimento, oltre ad ogni fonte di reddito sono il più delle volte privati anche di tutti i risparmi. Senza voler fare graduatorie della disperazione, ma quando fallisce un piccolo imprenditore di solito è un fallimento di tutta la famiglia.
Mi preme sottolineare, e qui mi riallaccio a quanto recentemente sottolineato dal presidente Storchi a mezzo stampa, che non sarà possibile uscire dalle sabbie mobili nelle quali ci ha scaraventato la crisi sanitaria senza un’azione corale di tutte le forze sociali e politiche a qualsiasi livello esse siano, da quello nazionale a quello comunale.
Occorre individuare una strategia comune che disegni una rotta ed un percorso condivisi che abbiano come obiettivo finale il rilancio e l’efficientamento della peculiarità dell'economia italiana, fatta di un tessuto di piccole e medie imprese che sono e rimangono il principale baluardo della tenuta dei nostro sistema occupazionale.
Senza aver ben chiaro questo assunto non è possibile nessun rilancio del paese con conseguenze difficilmente inimmaginabili sulla tenuta del nostro tessuto sociale.
Ben venga quindi l’idea di un Patto di comunità tra le parti, nella convinzione però che tutti i soggetti coinvolti devono essere disposti a lavorare per un obiettivo comune al di là di strategie di settore, egoismi e calcoli politici particolari.
A questo proposito non è possibile parlare di rilancio senza individuare anche le risorse per attuare il rilancio stesso. In attesa che il Governo sia in grado di formulare un piano di interventi nazionali sui quali dispiegare le potenzialità del Recovery Fund dobbiamo sfruttare la situazione di necessità per attuare una seria e approfondita riforma della nostra Burocrazia in modo da ridurre costi, adempimenti, inefficienze che oggi rendono difficile, se non impossibile per miglia di lavoratori autonomi resistere su si un mercato reso quantomai asfittico dalla crisi economica prima e dalla pandemia oggi. —
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