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Pd, M5s e sinistra all’attacco Nuova “guerra” degli hashtag

Reazioni da Reggio a Roma sull’inchiesta di Bologna La consigliera regionale Mori «Vicenda che colpisce Sia giudicato con rigore»

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REGGIO EMILIA

Il caso Bibbiano. E poi la vicenda del citofono al Pilastro, quando in campagna elettorale per le Regionali il leader della Lega, Matteo Salvini, suonò a casa di un cittadino per chiedere se lì ci abitassero spacciatori. Da sinistra e centrosinistra si tolgono qualche sassolino dalla scarpe. E dopo mesi a battagliare sulla strumentalizzazione di Bibbiano, adesso mettono nell’occhio del ciclone la Lega e il suo ex candidato bolognese, Luca Cavazza.

«Chi non si è vergognato di strumentalizzare i minori di Bibbiano, di diffamare persone perbene, di offendere per mero tornaconto elettorale, sarà giudicato con rigore per una vicenda che colpisce per la gravità delle azioni commesse», scrive su Facebook la consigliera regionale reggiana, Roberta Mori.

«#parlatecideifestini #parlatecidicavazza», aveva scritto invece mercoledì su Twitter Alessia Morani (Pd), sottosegretaria al Ministero dello Sviluppo economico. Sull’inchiesta interviene anche Stefano Lugli, segretario Rifondazione Comunista Emilia-Romagna e sfidante di Bonaccini e Borgonzoni alle ultime Regionali con la lista L’Altra Emilia-Romagna. «Vi ricordate quando Salvini citofonava a famiglie di immigrati del Pilastro cercando spacciatori? – scrive Lugli – Dopo l'arresto di Cavazza gli consigliamo di citofonare ai suoi candidati». Per il M5s, altro partito da cui è partita la campagna mediatica su Bibbiano, parla la consigliera regionale Silvia Piccinini: «Più emergono particolari e più questa storia fa venire il voltastomaco. Come sia possibile che la Lega abbia candidato questa persona solo sette mesi fa resta un vero mistero o forse no. Magari la Borgonzoni, quella che indossava le magliette in Parlamento per chiedere giustizia per i bambini di Bibbiano, per lui aveva anche pensato a un ruolo di primo piano in Assemblea Legislativa». Fra gli indagati, Davide Bacci, l'imprenditore proprietario di “Villa Inferno” finito in carcere ha scelto di non rispondere ai giudici: «Si farà interrogare al momento opportuno», spiegano i suoi avvocati, che hanno presentato un'istanza per i domiciliari, nella convinzione che la posizione dell’imprenditore non sia diversa da quella degli altri indagati. Se il giudice dovesse accoglierla, Bacci non sarà agli arresti a Villa Inferno, ma a casa del padre, come indicato dagli avvocati. Che hanno anche rivolto un appello a non anticipare i giudizi: «Il clamore mediatico che ha avuto questa vicenda è stato forte. Questo è normale, per certi versi, ma l’utilizzo di ampi stralci dell’ordinanza sulle pagine dei quotidiani segnala una situazione in cui si è anticipato un giudizio processuale e questo non va bene, perché i processi si fanno nei luoghi opportuni che sono le aule di giustizia», ha detto l’avvocato Roberto D'Errico, che assiste Bacci insieme al collega Giovanni Voltarella. —

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