Giulietti: «La Fnsi si costituirà parte civile al processo»
Il presidente della Federazione Nazionale della Stampa sottolinea: «Non può essere una vicenda relegata a livello territoriale»
BOLOGNA
Una “scorta mediatica” per tenere alta l'attenzione sulle minacce al giornalista Donato Ungaro, a causa di una serie di articoli scritti nei primi anni del 2000 sugli intrecci tra 'ndrangheta e imprenditoria locale a Brescello. Ma ancheun'audizione a Roma, in commissione antimafia, per far conoscere la vicenda a livello nazionale ed evitare l'isolamento del cronista.
Sono due delle iniziative di cui si è parlato ieri mattina a Bologna, in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato lo stesso Ungaro, il presidente della Federazione nazionale della stampa Giuseppe Giulietti e i responsabili dell'Ordine dei giornalisti dell'Emilia-Romagna e dell'Aser (Associazione Stampa Emilia-Romagna).
«La Fnsi si costituirà parte civile al processo». Lo ha annunciato lo stesso presidente Giuseppe Giulietti che ieri insieme a Donato Ungaro ha consegnato al viceministro degli interni, Matteo Mauri, tutta la documentazione sul caso del giornalista reggiano.
«Non può essere una vicenda relegata a livello regionale», scandisce Giulietti, che punta ad articolare anche a livello territoriale l'osservatorio sui giornalisti minacciati, chiedendo alle autorità giudiziarie locali cosa intendano fare rispetto alle minacce ricevute da Ungaro.
«Non ci possono essere ragionamenti del tipo “se l'è cercata”. Bisogna mantenere l'attenzione e fare in modo che tutti i colleghi continuino a occuparsi di queste vicende, non lasciando i giornalisti “già segnati” soli a occuparsi di questi temi», dice da parte sua Giovanni Rossi, presidente dell'Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna. «Non sono sotto tiro i giornalisti che omettono, quelli che si travestono da macchiette, ma quelli che indagano le zone oscure», sottolinea Giulietti, ricordando i dati diffusi ieri dall'osservatorio: 83 episodi di minacce a giornalisti nei primi sei mesi dell'anno, quanti quelli registrati in un tutto il 2019. «Vieni attaccato per i temi che tratti», non per una presunta appartenza o vicinanza politica, avverte il numero uno della Fnsi.
«Chiunque può finire nel mirino» avverte Giulietti, che aggiunge: «Non tollererò più e denuncerò i colleghi che sparano alle spalle dei giornalisti sotto scorta. È barbaro muoversi solo in base alla vicinanza politica o sindacale».
Quanto alla vicenda di Donato Ungaro, conclude: «Non basta dire “Donato ti voglio bene”. Bisogna riprendere le inchieste di chi viene minacciato, bisogna tornare sul luogo dove l'inchiesta ha prodotto la minaccia». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google